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Qualche settimana fa è stata una giornata molto importante per tutti noi: Paolo ha sostenuto e superato brillantemente l'esame di terza media. Proprio con lui, ci siamo messi a ragionare sull'importanza di questo risultato e ci siamo detti che la sua storia meritava di essere raccontata, che anzi doveva uscire dalle pareti della psichiatria. Ne è nata questa chiacchierata in giardino, spontanea e molto autentica e intima.

Una chiacchierata che pensiamo sia necessario farvi ascoltare e comprendere - quindi condividere con tutti voi - per un motivo molto semplice: quella di Paolo è una storia di successo, la storia di una vittoria, nonché una storia che può essere d'esempio e di motivazione per tante altre persone.
È una storia che abbatte lo stigma, i pregiudizi e molti luoghi comuni che la nostra società ha costruito e che ancora oggi continua ad alimentare riguardo il settore psichiatrico, i suoi operatori e tutte quelle persone che stanno soffrendo per una patologia, dentro o fuori le strutture. Mondi perlopiù sconosciuti e misteriosi per chi ne rimane estraneo, e che hanno invece bisogno di aprirsi, di essere conosciuti e attraversati, di poter includere tutti. 

Due anni fa, quando ha bussato alla nostra porta, Paolo portava con sé una diagnosi di "schizofrenia grave" e, come bagaglio, una vita a cui la patologia era riuscita a portare via tutto. Proprio tutto. Di fronte a quella porta abbiamo trovato un ragazzo che si è proposto per un ricovero spontaneo e ci ha chiesto di aiutarlo a seguire un percorso riabilitativo e a riconquistare così la dimensione umana che aveva perso. 

Grazie a una terapia farmacologica mirata e attenta e all'intervento dei nostri sanitari, medici e infermieri, siamo riusciti anzitutto a contenere significativamente le allucinazioni che lo tenevano prigioniero. Già in quel momento, si è rivelato di fronte a noi un ragazzo dall'intelligenza vivace, dotato di enormi potenzialità, di una profonda sensibilità e di una grande forza di volontà, che fino ad allora la patologia aveva nascosto e a sostituito invece con l'immagine stereotipata ed erronea del malato psichiatrico. Quindi, rimosso quel velo e grazie poi all'intervento di tutta la nostra equipe multi-disciplinare, Paolo è stato messo nelle condizioni di maturare consapevolezza riguardo la sua patologia, e acquisire così tutti gli strumenti e le tecniche utili per poterla gestire e prepararsi per tornare a condurre la propria vita. Paolo ha scelto di voler guarire, noi l'abbiamo solo aiutato. 

A questo punto, ha voluto riprendere proprio là dove la patologia lo aveva trascinato via: dall'esame di terza media. Riuscendo, nel giro di soli due anni, a passare dalla diagnosi di schizofrenia grave al conseguimento di un risultato che oggi lo pone come "in via di riabilitazione". 
Sicuramente ha già riconquistato molto di quanto aveva perso, ora resta solo l'ultimo gradino: sostenere il corso da OSS e realizzare il suo sogno, tornare in psichiatria come operatore. 

È una storia, questa, unica nel suo genere, perché fa di Paolo non più una vittima inerme di una patologia e di un destino per i quali non ha avuto nessuna responsabilità, ma il protagonista di un riscatto personale che infine ci consegna in dono un insegnamento collettivo, cioè valido per tutti: che tutti possiamo salvarci e che ci possiamo salvare solo insieme. 

Sono tanti, tantissimi coloro che dovrebbero essere ringraziati per questo successo. Personalmente, il ringraziamento più importante lo devo proprio a Paolo, non solo per quest'insegnamento che ci ha offerto, né per la gratificazione che di riflesso il suo successo investe tutti noi che spendiamo la nostra vita in questa missione, piuttosto per l'amicizia autentica di cui mi ha voluto fare destinatario, per le nostre lunghe chiacchierate e le altrettanto lunghe passeggiate per il bosco. Soprattutto per avermi voluto al suo fianco in questo suo percorso, come anche nel prossimo che lo attende. Grazie. 

Mirko Pagliai,
Struttura psichiatrica riabilitativa "Quadrifoglio" di Rosello (CH).

 

 

Il mio nome è Paolo e sto seguendo un percorso riabilitativo presso la Struttura Riabilitativa Psichiatrica il Quadrifoglio di Rosello. Qualche giorno fa ho conseguito la licenza media, un obiettivo che non avrei mai pensato di poter raggiungere alla mia età, anche perché nel corso degli anni ho avuto problemi di salute che gradualmente mi hanno allontanato dallo studio. 
Al Quadrifoglio, l’idea della direttrice dott.ssa Rita Staniscia è quella di creare una piccola scuola di formazione alla vita e alla cultura. Qui ho acquisito il metodo e la disciplina allo studio e ho iniziato ad avere più costanza nel portare avanti i miei progetti, fino a conseguire gli scopi prefissati e senza abbandonare i miei sogni al primo ostacolo che mi si pone di fronte.

Si insiste molto sull’idea di una scuola qui al Quadrifoglio, per questo nei programmi riabilitativi sono inseriti diversi laboratori che danno la possibilità di conoscere ulteriormente, di arricchire il bagaglio culturale attraverso la formazione in diverse materie come la lingua italiana, la matematica, la storia, l’arte, in svariati argomenti affrontati anche da un punto di vista sociologico, non solo dal punto di vista teorico, ma nella pratica con uscite riabilitative culturali sui temi di volta in volta affrontati. Il Quadrifoglio così mi ha dato l’opportunità di conoscere la bellezza e le opportunità che la vita offre.
Nella nostra scuola abbiamo approfondito la conoscenza della storia con temi importantissimi, in particolare il Neorealismo, che è legato alla ripartenza del dopoguerra, la Resistenza che è legata alla storia del popolo, la legalità in relazione ai diritti, i nostri diritti. Durante il Coronavirus abbiamo continuato a fare un confronto tra ieri ed oggi, come in tutte le attività culturali svolte, analizzando i contenuti affrontati mettendoli in relazione con quello che oggi stiamo vivendo.
In questo progetto culturale ci soffermiamo sulla società civile di ieri, in cui c’era senso di appartenenza, in cui ci si univa per risorgere e si condividevano i valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco. Se pensiamo che dopo il medioevo è arrivato il Rinascimento, una letterale rinascita per l’umanità a livello culturale, nell’arte, ma soprattutto sul piano umano, infatti si è passati dal periodo medioevale, in cui le persone vedevano la vita in maniera molto confusa e superficiale affidandosi al caso, al Rinascimento in cui l’uomo diventa artefice del proprio destino e quindi attraverso un percorso di crescita culturale può superare le difficoltà con le sue forze. Ripercorrendo la storia non bisogna dimenticare anche eventi più prossimi a noi, come le guerre mondiali e il secondo dopoguerra, un momento storico in cui il nostro paese era in ginocchio a livello economico e sociale, ma poi con il piano Marshall e con tutti i piani di ripartenza degli intellettuali di allora l’umanità è stata capace di ripartire, a dimostrare che la politica e la cultura erano profondamente legati tra loro. Quindi ogni epoca storica ha avuto i suoi momenti di buio, ma guardando in positivo c’è sempre stato un fattore comune che ha permesso all’umanità di rinascere: la resilienza delle persone. In questo percorso ho imparato che la resilienza è la capacità di guardare alle cose in modo positivo, per far fronte ad ogni tipo di difficoltà. Sorge quindi spontaneo un paragone tra ieri ed oggi, guardando a ieri la cultura è sempre stata un fondamentale strumento di civiltà. Troviamo questa differenza con oggi, in cui invece c’è poca solidarietà, poco senso di appartenenza.


Ho raggiunto questo traguardo della licenza grazie anche al lavoro che ho svolto in questa struttura, lavorando sulle mie problematiche raggiungendo questo obbiettivo che per tanti anni ho tralasciato. Per me è una grande soddisfazione, quando ho preso la licenza ho provato delle grandi emozioni. La cultura è un grande segno di civiltà, questo è il messaggio principale che voglio lanciare. Spero che io possa essere il primo di una lunga serie di persone che a causa di patologie o eventi di vita negativi (come me) hanno abbandonato i propri obbiettivi e possano adesso grazie a questo percorso, ritrovare la voglia per inseguire e realizzare i propri sogni.

P. A. B.