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Gastronomia

Rintrocili, Pallotte cacio e uova

Alcuni piatti della cucina tipica abruzzese

Rintrocili

 


La pasta in Abruzzo racconta una delle tradizioni più antiche e la fama dei pastifici abruzzesi è diffusa ancora oggi in tutto il mondo. Proprio l’utilizzo delle acque purissime delle sorgenti montane, ha legato al territorio la produzione industriale di pasta, portandola a competere addirittura sin dall’ottocento con la nota tradizione napoletana.

L’abruzzese non ha tuttavia rinunciato a interpretare l’abilità degli antichi maestri pastai anche dentro le mura domestiche e, servendosi degli strumenti indispensabili nella produzione casalinga, ha dato una certa notorietà ad alcuni dei più tradizionali formati di paste fatte in casa. Uno degli aspetti più interessanti di questa tradizione è il modo in cui certi formati di pasta abbiano appunto preso nome dagli attrezzi stessi, impiegati per la loro produzione.

Tra questi trova sicuramente posto il “rintrocilo”. Si tratta di una pasta che deriva la sua origine dall’incontro della civiltà contadina con quella pastorale: veniva infatti preparata durante la transumanza ed è per questo che la sua diffusione ancora oggi riguarda quella parte di territorio attraversato dal “Tratturo Magno”, nel tratto tra Lanciano e Cupello. Il rintrocilo deriva il suo nome dal particolare matterello, che si utilizza subito dopo aver steso la sfoglia: in genere è lungo 10 cm e ha scanalature molto profonde la cui funzione è di “tagliapasta”. Certo il risultato finale offre al rintrocilo una certa somiglianza con la chitarra: ma questo inganno vale solo per gli occhi e non per il palato. Il rintrocilo infatti si distingue dall’impasto a base di uova della chitarra, per la sua povertà di elementi: acqua, sale e farina di grano duro.

Proprio il grano duro, in questo caso, impastato con l’acqua origina un glutine resistente e una pasta dalla consistenza elastica, anche senza l’aggiunta di uova. L’essenzialità degli elementi di questo piatto raccontano la povertà della famiglia contadina abruzzese insieme all’ingegnosità di trasformazione di due soli ingredienti in un unico piatto.

Dei modi di servire il rintrocilo, due sono le versioni possibili: con sugo di “pelosi” (granchi comuni in tutto il Mediterraneo su fondali rocciosi o caratterizzati da detriti) la versione di mare, con sugo di carni miste la versione di terra.

 

Pallotte cacio e uova

 

Ricetta tipica della cucina contadina e pastorale d’Abruzzo, le “Pallotte Cacio e Ova" sono da sempre considerate un piatto povero, nato dalla necessità di non gettare niente. Due caratteristiche accomunano i piatti dei contadini e pastori di una volta: si andava molto a occhio (le nostre nonne non avevano la bilancia) e si utilizzavano pochissimi ingredienti. Le “Pallotte Cacio e Ova”, infatti, non sono altro che polpette preparate con pane raffermo, formaggio e uova, fritte e condite con un sugo di pomodoro. Una volta erano una pietanza fatta nelle case dei pastori abruzzesi per utilizzare gli avanzi delle caciotte. Un’altra versione sulla loro origine è quella secondo la quale, come tutti i piatti poveri, nascono dalla tradizione contadina per sopperire alla scarsità di carne, soprattutto durante la guerra. Infatti, con l’invasione tedesca le case contadine venivano saccheggiate ed i contadini stessi erano costretti a nascondere del formaggio, qualche pezzo di pane e delle uova sotto i mattoni. Le donne per poter sfamare i propri figli inventarono questo delizioso pasto. Dopo la guerra continuarono a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, come le lunghe giornate in campagna, dove serviva un pasto veloce e sostanzioso. È una delle ricette abruzzesi più famose, che usa al posto della carne le uova, sicuramente molto più economiche. Un ottimo secondo piatto di antica tradizione e basso costo.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

L'Abruzzo enologico è ormai una grande realtà. Lo dimostrano la crescita qualitativa, l’interesse della critica e del mercato e i successi riportati ogni anno nei concorsi nazionali e internazionali. Merito soprattutto di una forte valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni più importanti e di una nuova generazione di enologi e di imprenditori vitivinicoli. L’Abruzzo è una regione del centro Italia con una certa rilevanza nella produzione di vini rossi e che ha conosciuto negli ultimi anni una sostanziale crescita qualitativa dei vini. I vigneti del territorio abruzzese ricoprono poco più di 37 mila ettari con una produzione annua di 3,8 milioni di ettolitri di vino e la vitivinicoltura oggi è senza dubbio il comparto più importante nell’ambito della produzione agricola regionale. I tre quarti della produzione complessiva di vino provengono da 40 cantine cooperative (32 attive in provincia di Chieti), che unitamente a quelle private compongono un quadro di 160 aziende di trasformazione, 120 delle quali imbottigliano con propria etichetta. Oltre a quello nazionale, i principali mercati di riferimento per i vini abruzzesi sono: Germania (23%), Stati Uniti (20%) e Canada (10%). In forte crescita risultano il mercato inglese e quello dei Paesi del Nord Europa come Svezia, Danimarca, Norvegia, in virtù del buon rapporto qualità/prezzo del prodotto. La forma di allevamento maggiormente diffusa in Abruzzo è la pergola abruzzese, che rappresenta oltre l’80% del vigneto regionale, mentre nei nuovi impianti e reimpianti prevale nella maggior parte dei casi la forma a filare (cordone speronato, cordone libero, gdc).

 

 

La viticoltura in Abruzzo ha origini molto antiche, ma le prime testimonianze risalgono agli Etruschi, nel VII secolo a.C., i quali diffusero la coltivazione della vite. Con l’epoca romana la viticoltura continuò a svilupparsi fino alle invasioni barbariche, che portarono una grande distruzione del panorama viticolo. Alla fine di questo periodo, la viticoltura tornò a fiorire fino all’avvento della fillossera all’inizio del ‘900, che causò delle perdite immani di molti vigneti. Ma è negli ultimi 40-50 anni che la viticoltura abruzzese si è specializzata e in modo molto razionale ha via via abbandonato le aree più difficili per ridistribuirsi in quelle più vocate della collina litoranea.

Collocato com’è tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella, il territorio abruzzese beneficia di forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, che, associate a una buona ventilazione, garantiscono alla vite un microclima ideale per vegetare e produrre uve di straordinaria qualità. L’Abruzzo può essere suddiviso in due zone: quella interna montuosa, che si distingue per un clima continentale e costituisce oltre il 65% dell’intero territorio regionale, e quella litoranea con l’ampia fascia collinare e clima mite. Da ovest a est le montagne appenniniche degradano dolcemente verso il mare, raggiungendo l’Adriatico ed è proprio lungo le aree collinari del centro a ridosso del litorale che si concentrano i vigneti abruzzesi (circa il 90% della produzione).

La regione Abruzzo è divenuta a tutti gli effetti una regione del vino, in cui la qualità della produzione enologica è ampiamente raggiunta non solo dai grandi produttori, ma anche dalle piccole realtà locali. Già famoso a livello gastronomico per l’importante tradizione culinaria, l’Abruzzo si distingue fra le regioni del Centro Italia per i tanti vitigni autoctoni a bacca rossa, come il Montepulciano, e bianca, come il Trebbiano, presenti anche sul territorio molisano, regione molto legata all’Abruzzo dal punto di vista dei vitigni coltivati.

 

 

I vigneti abruzzesi sono catalogati sotto 1 DOCG e 7 DOC, oltre ad altre 8 IGT:

  • Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG
  • Montepulciano d’Abruzzo DOC
  • Cerasuolo d’Abruzzo DOC
  • Trebbiano d’Abruzzo DOC
  • Abruzzo DOC
  • Ortona DOC
  • Tullum DOC
  • Villamagna DOC

VINI BIANCHI ABRUZZESI

Molto diffuso è il Trebbiano d’Abruzzo DOC, da omonime uve Trebbiano coltivate su circa 14 mila ettari, conosciuto in tutta Italia per la sua capacità d’invecchiamento e la sua profondità espressiva, distinguendolo dai Trebbiano prodotti in altre regioni. Esprime aromi fruttati e floreali di mela e camomilla, accompagnate da note spesso piuttosto minerali. Il Pecorino è un altro grande vino bianco abruzzese, molto apprezzato in purezza, regalando profumi floreali intensi, dalla ginestra al gelsomino. Molto interessante anche la varietà autoctona chiamata Cococciola, che sta iniziando a riscuotere interessanti risultati nelle aree coltivate in provincia di Chieti, spesso usata come uva da taglio, pian piano vinificata in purezza come ferma e spumante.

VINI ROSATI ABRUZZESI

Degni decisamente di nota sono i vini rosati Cerasuolo d’Abruzzo, riconosciuto DOC nel 2010, prodotto da uve Montepulciano d’Abruzzo. Si annovera senza dubbio fra i migliori rosati italiani per la grande piacevolezza di gusto e l’ottimo compromesso fra struttura e freschezza, perfetto a tutto pasto, ottimo con il pesce. Grazie alle uve Montepulciano, è il vino rosato fra i più longevi del panorama dei rosati in Italia.

 

 

VINI ROSSI ABRUZZESI

Il vino rosso per eccellenza dell’Abruzzo è il Montepulciano d’Abruzzo DOC, la cui miglior espressione si ritrova a nord al confine con le Marche, nei dintorni di Teramo, tanto che nel 2003 quest’area ha ottenuto la DOCG Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, unica DOCG della regione. Robusto, pieno, equilibrato, molto adatto all’invecchiamento. Il Montepulciano rappresenta più della metà dei vitigni regionali ed è il vitigno di riferimento della DOC Montepulciano d’Abruzzo, che conta anche la tipologia Cerasuolo. Coltivato su circa 17 mila ettari, con un trend in continua crescita (negli ultimi anni oltre il 70% dei nuovi impianti sono stati realizzati con questo vitigno), si hanno notizie certe sulla sua presenza in Abruzzo sin dalla metà del ‘700.

Inoltre si annoverano una serie di vitigni tra autoctoni, nazionali e internazionali, quali Passerina, Sangiovese, Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Merlot.

Esistono delle zone di produzione di vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT): Alto Tirino, Valle Peligna, Colline Pescaresi, Colli Aprutini, Del Vastese o Histonium, Colli del Sangro, Colline Frentane, Colline Teatine e Terre di Chieti.

Non sono molte, a livello europeo, le regioni dove è possibile bere così bene spendendo così poco come in Abruzzo. Il rapporto qualità/prezzo della maggior parte dei vini non toglie comunque spazio ai progetti più ambiziosi.

 

 

Il Consorzio di Tutela dei Vini d’Abruzzo è un’associazione senza scopo di lucro, che si propone di tutelare, valorizzare e curare gli interessi relativi alle denominazioni di origine controllata del territorio regionale. Attività che il Consorzio porta avanti, giorno dopo giorno, con la massima determinazione. La stessa che i suoi associati - viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, da sempre attenti alla qualità - mettono nel proprio lavoro: dalla cura del vigneto alla scrupolosità nella trasformazione dell’uva, dalla diligenza nell’invecchiamento all’attenzione per le esigenze del cliente. Non c’è regione in Europa come l’Abruzzo, dove più del 30% del territorio è tutelato da quattro parchi (tre nazionali e uno regionale) e da una decina di riserve naturali e aree protette. Non è un caso quindi che il Consorzio, che da anni tutela una delle risorse più autentiche del territorio, abbia scelto come simbolo l’aquila: un animale dal forte istinto protettivo, tenace come gli abruzzesi.

In un’epoca storica ed economica come quella che sta vivendo l’Italia, l’Abruzzo del vino sta rispondendo con una vitalità e una forza inaspettata, merito in parte del ricambio generazionale, che ha interessato tante aziende, e in parte delle nuove leve dell’enologia regionale, che hanno deciso di puntare con decisione sul proprio territorio con un approccio diverso rispetto ai loro genitori, anche in relazione al mercato. Vi è poi una crescente attenzione a una maggiore sostenibilità agricola. Sono in crescita, infatti, le cantine che hanno intrapreso la conversione al biologico, considerando tale metodo di conduzione agronomica il modo migliore per gestire le vigne.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

Gastronomia

Sagne e faciul’

Una ricetta povera della tradizione gastromica abruzzese

 

Sagne e fagioli è un piatto povero abruzzese con pasta fatta in casa, facile da realizzare, sostanziosa con fagioli. Questa ricetta la troverete in qualsiasi trattoria o ristorante abruzzese in quanto è uno di quei piatti semplici genuini della cultura regionale. Ogni famiglia tende a personalizzare la ricetta perché non abbiamo dei veri e propri manuali di cucina ma la tradizione storica tramandata a voce e con l’esperienza. Questo è un piatto povero dell’Abruzzo, ma come del resto quasi tutti i piatti della regione, è semplice da fare ed è gustoso. Si racconta che quando la nonna lo preparava era festa, era capace di mangiarsene un pentolone da solo, per quanto gli piaceva. Nonostante sia un piatto povero era definito un piatto delle feste quindi. Una variante del piatto è “sagne con ceci” cotti in umido e cipolle, oppure “sagne con broccoli” in bianco e aglio, sempre con peperoncino, che nella nostra tradizione non manca mai. Altre anche prevedono un’aggiunta di prosciutto cotto a dadini, altre le cotiche.


Ingredienti per 4 persone:

  • 400 gr di farina di grano duro
  • acqua qb
  • 200 gr di fagioli borlotti
  • 1 barattolo di pomodori pelati
  • 150 ml di passata di pomodoro
  • 1 bicchiere d’acqua
  • sedano
  • 1/2 cipolla
  • poco sedano
  • 1 carota
  • peperoncino piccante
  • olio d’oliva
  • sale qb

Attrezzatura:

  • 1 spianatoia
  • macchina per la pasta Imperia (o si può fare anche con un coltello affilato, come lo
  • facevano le nonne)
  • 1 pentola media
  • 1 vassoio
  • 1 pentola grande

 Preparazione:

  1. Versare la farina sulla spianatoia, e creare un impasto con acqua tiepida, la pasta deve essere consistente e che si stende facilmente, non deve essere troppo elastica ne troppo molle.
  2. Una volta creato l’impasto fare delle sfoglie sottili, che taglierete a strisce di 2/3 cm circa, e poi le ritaglierete a strisicoline di 0.5 cm. (se avete la macchina della pasta potete tagliare le strisce direttamente con la funzione che serve anche per le tagliatelle)
  3. Mettete le “sagne” su un vassoio e spolveratele di farina così non si attaccano, e lasciare riposare.
  4. In una pentola far rosolare la cipolla tritata con la carota e il sedano tagliati a pezzetti, unire i fagioli precedentemente bolliti, ed il pomodoro e l’acqua, lasciar cuocere fino a che il sugo si ritiri, ma non troppo, se volete potete fare un sugo più brodoso, ma dovete unire più acqua, o l’acqua di cottura. Volendo potete cuocere i fagioli direttamente con le verdure e in acqua e poi unire il sugo direttamente nella stessa pentola.
  5. Una volta cotto il sugo, fate bollire l’acqua per le sagne e cuocere per 4/5 minuti mescolando spesso, scolare ed unire il sugo servire caldissimo con peperoncino piccante a piacere.