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Il laboratorio artistico occupazionale di falegnameria è un’attività riabilitativa costituita da sei fasi:

1. Ricerca del materiale grezzo Nella prima parte della lavorazione si va in gruppo a recuperare il materiale, di solito sulle vicine spiagge abruzzesi dove si trovano tronchi e rami spinti sulla spiaggia e levigati dall’acqua, oppure presso aziende della zona che donano legnami vari.

2. Elaborazione del disegno tecnico del progetto Una volta in struttura si procede con la seconda fase, cioè quella del progetto, che viene definito mediante uno schizzo dell’oggetto che poi si andrà a realizzare, tenendo sempre conto del materiale a disposizione. In questa parte ognuno di noi propone delle idee, che diventano oggetto di discussione e che ci spingono a migliorare la nostra creatività. Alla fine arriviamo sempre ad un accordo sull’oggetto da realizzare, cercando di tener conto di tutti i punti di vista.

3. Preparazione del materiale per le lavorazioni successive Nella terza fase il materiale viene preparato in modo da renderlo idoneo al progetto che si vuole realizzare, levigando e modellando fino a renderlo giusto per lo schema ideato. Si tratta di una fase fondamentale per la buona riuscita del progetto.

4. Montaggio secondo il disegno prima elaborato La quarta fase prevede che i pezzi vengono assemblati mediante viti e colla e, a volte, durante questa operazione vengono apportate alcune modifiche al progetto iniziale, adeguandolo ai materiali disponibili e riuscendo sempre ad arrivare all’oggetto completo.

5. Levigatura e verniciatura Nella quinta parte, il pezzo viene levigato in modo da eliminare schegge e imperfezioni e rendere il più possibile lisce le superfici. Successivamente si procede con la verniciatura, che può essere fatta sia con vernici trasparenti, in modo da lasciare il colore naturale del legno, sia con vernici colorate.

6. Applicazione del logo del Quadrifoglio Sul prodotto ultimato applichiamo il logo del Quadrifoglio.

Questo laboratorio è un’occasione per esprimere la propria creatività e manualità, imparando a padroneggiare le tecniche di lavorazione del legno, e offre la possibilità di imparare un lavoro, che potrà essere utile anche fuori della struttura. L’attività si svolge sempre sotto la supervisione e l’organizzazione di un operatore specializzato, in un ambiente familiare, sereno e armonioso, che  ci aiuta ad esprimerci e a lavorare con naturalezza. Sicuramente grande è la soddisfazione di creare da elementi grezzi qualcosa di concreto e di bello con le proprie mani. In questo laboratorio soprattutto è bello portare a termine un lavoro, perché spesso il problema della mancanza di costanza ci ha portato in passato a esperienze fallimentari con ripercussioni negative sulla nostra autostima, inoltre si ritrova il piacere di lavorare insieme, di mettersi in gioco sperimentando le nostre capacità, tirando fuori il bello che c’è in ognuno di noi.

 

 

Tra i lavori realizzati nel laboratorio di falegnameria ci sono un salottino, una saletta costituita da un tavolo, delle sedie e una libreria, alcune lampade e alcuni tavolini da giardino. Il salottino è composto da tre panche e un tavolino, tutti realizzati con legno di recupero. Le panche sono provviste di schienale e ognuna può ospitare comodamente due persone. Il tavolino è di forma rettangolare e, oltre al ripiano principale, ha un ripiano sottostante per posarvi oggetti e riviste. È stata inoltre realizzata una libreria pensile, provvista di scaffali. Il salottino e la libreria sono stati dipinti di colore bianco e sistemati nella sala ricreativa della struttura. La saletta ha un tavolo realizzato sempre con materiale di recupero, su cui è stato fissato un ripiano trasparente di forma ovale. Intorno al tavolo sono state realizzate tre sedie provviste di un ampio schienale. Infine è stata realizzata una libreria, provvista di scaffali e cassetti. La saletta è stata sistemata nel locale reception della struttura. Le lampade sono state realizzate con tronchi e rami recuperati in spiaggia, l’acqua di mare li ha pertanto ripuliti da eventuali parassiti. Hanno una forma a piantana e possono essere utilizzate per arredare una sala o un salotto. I tavolini da giardino, di forma rotonda, sono quattro, due più grandi e due più piccoli. In quelli più piccoli al centro vi è un foro per l’alloggiamento del sostegno di un ombrellone e sono stati sistemati tutti nel giardino della struttura.

 

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

La musica è una risorsa terapeutica che può essere utilizzata per la prevenzione, il trattamento e la riabilitazione nel campo della salute.

Il laboratorio di “Songwriting” utilizza la musica e i suoi elementi (ritmo, suono, melodia, armonia) come strumenti per aprire dei canali di comunicazione.

In questo senso l’intervento porta, oltre che ad ascoltare, anche a costruire strumenti empirici di comunicazione – linguaggio verbale o non verbale/musicale, per fare in modo che i mondi a cui la persona appartiene interagiscano in modo soddisfacente e costruttivo.

Attraverso le onde sonore, qualsiasi emozione o stato d’animo scaturisce fuori e dentro di noi; ognuno di questi movimenti emozionali, va visto e ascoltato, osservato con immediatezza, riconoscendo in esso la comunicazione non verbale che spesso non riusciamo ad esprimere. Attraverso il suono, niente è impossibile, il più piccolo gesto, la più flebile occhiata, il più leggero sospiro, va letto come un valore culturale di quello che il nostro essere rappresenta e che vuole dire, senza parlare.

Scrivere una canzone è comunicare uno stato d’animo per stare meglio, per condividere con gli altri ciò che si prova.

Il timore di non riuscire a superare degli ostacoli significa conoscere i propri limiti, fortificarsi per superarli, quindi scrivere una canzone significa conoscere i propri limiti e i propri pregi, rinforzando l’autostima, mettendosi alla prova e cercando di riuscire a migliorarsi il più possibile. Bisogna avere sempre volontà di agire per riuscire nello scopo di migliorarsi e di vivere bene.

Quando si scrive una canzone in gruppo si crea una relazione empatica tra gli scrittori, che unisce tutti in un processo creativo e ci fa sentire le emozioni degli altri.

Nel caso di scrittura di una canzone bisogna seguire alcune regole che nel corso del tempo, in ogni attività, abbiamo acquisito.

Possiamo dire innanzitutto che una canzone è composta da un testo e da una musica, generalmente nella nostra attività si scrive sempre prima il testo e la musica in un secondo momento, con la funzione di vestire il testo. 

Per quanto riguarda il nostro approccio alla scrittura musicale, all’inizio vi è sempre un’introduzione, che ha lo scopo di introdurre l’ascoltatore nell’atmosfera della canzone ed è fatta di musica. Dopo l’introduzione ci sono una o due strofe, seguite dal ritornello. Dopo il ritornello ci sono di nuovo una o due strofe, seguite nuovamente dal ritornello. A questo punto, in genere, segue una parte chiamata “special”, che si distingue dal resto della canzone e a cui segue di nuovo il ritornello. Questo schema può subire delle modifiche, ma, in genere, in ogni canzone troveremo sempre introduzione, strofe, ritornello e “special”. Attraverso l’ascolto di varie canzoni italiane e straniere ci si allena a riconoscere le varie parti di una canzone.

Si passa poi alla fase creativa, in cui tutti i partecipanti danno un loro contributo, anche rifacendosi a esperienze del proprio vissuto. Si tratta di una sfida, che può sembrare difficile, ma che è anche entusiasmante per arrivare ad un risultato, che dà soddisfazione e ripaga degli sforzi compiuti.

Infine, si preferisce utilizzare sempre la stessa musica sia per l’inizio che per la fine della seduta, in modo da creare, anche attraverso il suono, uno spazio ben definito in cui potersi esprimere e rilassare.

Potete scaricare nel link sottostante il nostro primo brano inedito dal titolo "La volontà ha importanza", ideato e registrato interamente da noi ragazzi, con il supporto tecnico e creativo di un operatore specializzato.

Scarica qui il nostro brano inedito: "La volontà ha importanza"

 

 

Il testo della canzone:

 

"La volontà ha importanza"

 

La vita è come il vento,

leggera ed impetuosa,

 è libertà di scelta tra il bene ed il male.

La vita è come una luce,

speranza di eternità,

odio e amore, gioia e dolore, fragilità.

E' questo il senso della vita, la caduta e la risalita,

non perdere mai la speranza, perchè la volontà ha importanza.

E' questo il senso della vita, la caduta e la risalita,

non perdere mai la speranza, perchè la volontà ha importanza.

La vita è una scoperta,

ogni giorno si rinnova,

è libertà di essere,

di tentare nuovi orizzonti.

La vita è come una luce,

speranza di eternità,

odio e amore, gioia e dolore, fragilità.

E' questo il senso della vita, la caduta e la risalita,

non perdete mai la speranza, perchè la volontà ha importanza.

E' questo il senso della vita, la caduta e la risalita,

non perdete mai la speranza, perchè la volontà ha importanza.

Si può sbagliare,

si può migliorare,

si può amare,

si può sognare,

si può volere,

si può costruire, 

si può cambiare.

E' questo il senso della vita, la caduta e la risalita,

non perderemo mai la speranza, perchè la volontà ha importanza.

E' questo il senso della vita, la caduta e la risalita,

non perderemo mai la speranza, perchè la volontà ha importanza.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

Intrattenimento

Il laboratorio "Crea una storia"

Pensieri di una vita in movimento

Il laboratorio "Crea una storia" è un'attività espressiva di scrittura creativa, che si svolge in gruppo all'interno degli spazi della struttura o all'esterno in ambienti protetti e sereni. Attraverso la scrittura creativa, prendendo spunto da esperienze personali e da elementi di fantasia, si arriva alla costruzione di una storia.

Viene predisposto un setting atto a facilitare la condivisione delle idee e il confronto, dai quali si giunge alla creazione di personaggi fittizi ed ambienti e, soprattutto, della trama. Proprio quest'ultima svolge un ruolo fondamentale nell'attività, in quanto ogni storia tratta, in genere, un tema sociale, ad esempio, l'amore e l'amicizia, l'emarginazione e la resilienza, la disoccupazione e la famiglia, la disabilità e il disagio.

Nel corso della scrittura si cerca di arrivare sempre a delle soluzioni, che tengano conto del punto di vista di ognuno per far  che le storie siano, una volta concluse, leggere ed apprezzabili da qualsiasi lettore.

Nella parte conclusiva viene sempre inserita una massima, per sensibilizzare i lettori al tema trattato attraverso un insegnamento di vita.

Nel primo step di questa attività abbiamo finalizzato il lavoro svolto, dando vita a un libricino, accuratamente redatto, di 25 storie dal titolo "Pensieri di una vita in movimento", la cui copertina ritrae un cavallo assemblato da lettere in corsa verso una meta, che può rappresentare i desideri di ognuno di noi.

 

Potete scaricare il libricino nella versione integrale formato PDF nel seguente link:  

CLICCA QUI PER SCARICARLO

 

Buona lettura!

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

 

 

 

“Il discorso del re” (“The King's Speech”) è un film del 2010 diretto da Tom Hooper di produzione inglese e australiana e ambientato nella corte reale inglese negli anni tra il 1925 e il 1940. Interpretato da Colin Firth (nei panni di Albert, Duca di York, soprannominato Bertie e futuro re Giorgio VI), Geoffrey Rush (nei panni del logopedista australiano Lionel Logue), Helena Bonham Carter (nei panni di Lady Elisabetta Lyon, moglie del Duca di York) e Guy Pearce (nei panni di Edward, erede al trono d’Inghilterra e fratello maggiore del Duca di York), il film, ispirato a una storia vera, ruota attorno ai problemi di balbuzie di re Giorgio VI e al rapporto con il logopedista Lionel Logue, che l'ebbe in cura. Il film ha vinto 4 premi Oscar su 12 candidature: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

Bertie è afflitto dall'infanzia da una grave forma di balbuzie, che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l'affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (l’attuale regina Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, medium di successo degli anni Trenta. Il Duca di York deve rieducare la balbuzie, buttare fuori le parole e trovare una voce. Lo soccorrono la devozione di Lady Lyon, sua premurosa consorte, e le tecniche poco convenzionali di Lionel Logue, logopedista di origine australiana.

 

 

Al centro del palcoscenico la cronaca del malinconico e addolorato Duca di York, figlio secondogenito dell'energico Giorgio V, inchiodato dalla balbuzie e da complessi d’inferiorità di fronte allo spigliato fratello maggiore Edward. Fonte di angoscia e di squilibri emotivi sono quelle esitazioni, quei prolungamenti di suoni, quei continui blocchi silenti che impediscono a Bertie di esprimersi adeguatamente, ingenerando una sensazione di impotenza. Il regista britannico si concentra sul vissuto interno del protagonista, rivelando le conseguenze emotive del disagio nel parlato ai tempi della radio e in assenza del visivo. Il film è il ritratto intimo di una figura reale, in cui emerge tutta la difficoltà di un uomo che non solo si è trovato a dover accettare un ruolo non voluto, in seguito alla rinuncia del fratello Edward diventerà infatti re d’Inghilterra, ma che ha soprattutto dovuto affrontare la sua maggiore paura: parlare in pubblico, superando il problema della balbuzie, per riuscire a incoraggiare i suoi sudditi, infondendo, attraverso la sua voce forte e decisa, sicurezza in quegli uomini che stavano per affrontare Hitler e la Seconda Guerra Mondiale. “Il discorso del re” traccia un profilo biografico di verità con un contesto storico drammatico e dentro l'Europa dei totalitarismi, prossima alle intemperanze di Adolf Hitler, noto anche per la sua abile oratoria. Fu un illuminato e poco allineato logopedista australiano a correggere il “mal di voce” di un uomo che voleva imporsi al silenzio. Tra Bertie e Lionel Logue nasce un’amicizia non convenzionale e il logopedista educherà con metodi originali la balbuzie del suo allievo, incoraggiandolo a costruire la propria autostima, a riprendere il controllo della propria vita e a vincere prima la guerra con le parole e poi quella contro la Germania nella Seconda Guerra Mondiale.

 

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

Invictus - L'invincibile è un film del 2009, prodotto negli Stati Uniti e diretto da Clint Eastwood.

Il film è un adattamento cinematografico del romanzo “Ama il tuo nemico” di John Carlin, a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti. La trama si sviluppa attorno agli eventi che ebbero luogo in occasione della Coppa del Mondo di rugby del 1995, tenutasi in Sudafrica poco tempo dopo l'insediamento di Nelson Mandela come presidente della nazione.

Lo stesso Mandela, interpretato da Morgan Freeman, è fra i protagonisti del film, insieme al capitano della nazionale sudafricana di rugby (gli Springboks), François Pienaar (interpretato da Matt Damon).

Ci troviamo in Sudafrica, quando nel 1990 Nelson Mandela, di origine africana, dopo 27 anni di prigione per essersi opposto al governo e all’apartheid, viene liberato. Nel periodo successivo assistiamo alla caduta dell'apartheid e all'insediamento nel 1994 di Nelson Mandela come presidente del Sudafrica, un paese ancora profondamente diviso dall’odio tra neri e bianchi. Dalla fine del regime di apartheid il paese ha ottenuto la denominazione informale di Rainbow Nation ("nazione arcobaleno", ovvero "abitato da persone di diversi colori").

L'apartheid era la politica di segregazione razziale istituita nel secondo dopoguerra dal governo di etnia bianca del Sudafrica e rimasta in vigore fino al 1994. Tale politica prevedeva molte restrizioni per i neri, che erano costretti a vivere in condizione di emarginazione, sudditanza e povertà. Anche se l'ingiustizia dell'apartheid era stata ufficialmente abolita, il solco che divideva la popolazione bianca e nera non poteva essere colmato facilmente.

Appena entrato in carica, Mandela si pone l'obiettivo di riappacificare la popolazione del paese, ancora divisa dall'odio fra i neri e i bianchi afrikaner. Gli afrikaner sono i membri della popolazione di pelle bianca discendente dagli antichi colonizzatori di origine olandese, francese, belga o tedesca e che parlano l'afrikaans, una lingua derivata principalmente dall'olandese e che integra prestiti dai linguaggi africani e dalla lingua inglese. Si pensa che il termine afrikaner sia stato usato per distinguere, all'interno della popolazione bianca, quelli di lingua afrikaans da quelli di lingua inglese. Il Sudafrica, infatti, divenne successivamente dominio della corona inglese fino al 1961, quando divenne una repubblica.

Simbolo di questa spaccatura tra neri e bianchi diventa la nazionale di rugby degli Springboks, simbolo dell'orgoglio afrikaner e detestata dai neri, che proprio in seguito alla caduta del regime dell'apartheid viene riammessa nelle competizioni internazionali dopo un'esclusione di circa un decennio.

In vista della Coppa del Mondo del 1995, ospitata proprio dal Sudafrica, Mandela si interessa delle sorti della squadra, con la speranza che un'eventuale vittoria contribuisca a rafforzare l'orgoglio nazionale e lo spirito di unità del paese. In particolare, entra in contatto con il capitano François Pienaar, facendogli capire l'importanza politica della incombente competizione sportiva. Questa frequentazione fra Pienaar e Mandela dà inizio a una serie di eventi che rafforzano il morale degli Springboks, reduci da un lungo periodo di sconfitte.

La nazionale di rugby diventa simbolo del riavvicinamento della popolazione nera alla popolazione bianca e del procedere del processo di integrazione.

Il titolo del film prende spunto dalla poesia omonima di William Ernest Henley, usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid. La si può sentire recitata da Mandela durante il film. I versi di "Invictus" imparati in prigione hanno rafforzato la tempra di un uomo che sa come raggiungere l'obiettivo rischiando in proprio, ma sostenendo il rischio con una strategia ben definita.

"La storia si svolge in un momento cruciale della presidenza di Mandela", sostiene Eastwood. "Penso che abbia dimostrato grande saggezza nel comprendere lo sport nello sforzo di riconciliazione del Paese. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all'orgoglio nazionale, agendo sull'unica cosa che allora avevano in comune. Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, così ha mostrato grande creatività nell'usare lo sport come mezzo per raggiungere un fine".

 

 

Un nostro commento al film

 

I grandi uomini sono immediatamente riconoscibili e Nelson Mandela è stato un grande uomo, è stato prigioniero per 27 anni in un carcere durissimo, eppure era il capo del maggior partito sudafricano contro l’apartheid. Quando è stato liberato, era già una svolta, ma lui, indomito, poiché era stato dato il diritto di voto a tutti, bianchi e neri, è diventato il presidente del Sud-Africa. Ha continuato e ha ricominciato daccapo la sua vita. La domanda era: ora che era presidente, avrebbe saputo governare il paese, sempre spaccato in due? Ecco Mandela ci è riuscito, creando un’unica grande nazione, basandosi sul perdono e sulla collaborazione di tutti secondo l’ideologia Ubuntu.

Bianchi e neri si sono trovati a collaborare insieme, hanno lasciato le estremizzazioni e hanno creato un nuovo paese. Nel film questo processo di aggregazione avviene tramite la forza e l’entusiasmo dello sport del rugby. No che Mandela trascuri gli affari di stato, le agende di governo, ma cerca qualcosa che unisca, che renda solidali, intraprendenti, felici e lo vede nel rugby, lo sport da sempre dei bianchi afrikaner. Anziché ostacolarlo, egli invita il capitano della squadra e lo stimola affinché la squadra diventi da mediocre a vincente, sicché sarà in grado di vincere la coppa mondiale di rugby del 1995.

A questo capitano di rugby egli parla della sua vita, dei suoi momenti difficili e gli parla di una poesia di William Ernest Henley. Questo poeta ebbe la tubercolosi a 12 anni, che si trasformò anche in tubercolosi ossea e comportò il taglio di una gamba, ciò non gli impedì di tentare con successo la carriera giornalistica. Henley fu amico dello scrittore Robert Louis Stevenson, che sempre confessò che la figura del pirata Long John Silver gli era stata ispirata da Henley: grande, con la barba rossa e senza una gamba. La sua poesia più importante è appunto “Invictus”, la poesia di Nelson Mandela, che dice che pur fra le tenebre, pur nel dolore egli è indomito, egli è padrone del suo destino ed è capitano della sua anima. Queste parole aiutavano Mandela nei lunghi giorni di carcere e questa poesia verrà data al capitano di rugby, insieme ad un inno da cantare in onore dell’Africa per compattare la squadra.

Ci sono difficoltà ad accettare queste novità, ma pure vengono accettate. Ad esempio, la squadra di rugby farà il giro dei sobborghi poveri per insegnare ai ragazzini neri come si gioca a rugby. È la svolta, è il futuro, il tifo comincia a serpeggiare e la nazione diventa una, indivisibile. Pian piano la squadra di rugby migliora fino alla partita finale, la più dura, quella contro la Nuova Zelanda, i Maori. Ma troppo forti sono le motivazioni dei sudafricani, che, sia pure ai supplementari, riescono a vincere e tutto il paese ne gioisce, tutto il paese ama il rugby, lo sport dei bianchi sempre odiato. La nazione è fatta, si riconosce in un gioco ed è una nazione vincitrice, forte delle sue energie impiegate al meglio.

Lo sport aggrega tutti, tifosi e giocatori, e cerca di darti un’educazione perché tu possa dare il meglio di te.

 

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

“Quasi amici” (“Intouchables”) è un film del 2011 diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano, di produzione francese, ambientato nella Parigi dei giorni nostri. Con un incasso mondiale di 324 milioni di dollari è stato uno dei film francesi più visti di sempre. “Quasi amici”, ispirato ad una storia vera, racconta l’incontro tra due mondi apparentemente lontani. Dopo un incidente di parapendio, che lo ha reso paraplegico, il ricco aristocratico Philippe (François Cluzet) assume Driss (Omar Sy), ragazzo di periferia appena uscito dalla prigione, come badante personale, anche se a prima vista sembrerebbe la persona meno adatta per questo incarico. La vita derelitta di Driss, tra carcere, ricerca di sussidi statali e un rapporto non facile con la famiglia di scarsi mezzi economici, subisce un’impennata quando, a sorpresa, il miliardario paraplegico Philippe lo sceglie come proprio aiutante personale. Incaricato di stargli sempre accanto per spostarlo, lavarlo, imboccarlo, aiutarlo nella fisioterapia e accompagnarlo, Driss non tiene a freno la sua personalità poco austera e contenuta. Diventa così l’elemento perturbatore in un ordine alto borghese fatto di regole e paletti, un portatore sano di vitalità, che, uscendo fuori dagli schemi, stringe un legame di sincera amicizia con il suo superiore, cambiandogli in meglio la vita. L’improbabile connubio genera altrettanto improbabili incontri tra musica classica e musica di oggi, dizione perfetta e slang di strada, completi eleganti e tute da ginnastica. Due universi opposti entrano in rotta di collisione, ma per quanto strano possa sembrare troveranno un punto d’incontro, che sfocerà in un’amicizia folle, comica, profonda quanto inaspettata.

 

 

Nel film viene anche trattato il tema dell’integrazione tra la Francia bianca e ricca e quella dei nati all’estero, ma cresciuti in Francia, poveri e pieni di problemi, raccontando le tensioni che attraversano la Francia moderna. I registi e sceneggiatori Eric Toledano e Olivier Nakache hanno tratto l’idea da un documentario visto nel 2003. Il vero incontro tra l’aristocratico tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo e il badante di umili origini algerine Abdel Sellou è diventato un film divertente e commovente allo stesso tempo. Il film ha il pregio di essere privo di pietismi e patetismi, nonostante sia focalizzato sull’immobilità permanente di Philippe e sull’assistenza integrale, di cui una persona nelle sue condizioni necessita. Il rapporto tra i due personaggi, che più agli antipodi non potevano essere sotto ogni profilo (fisico, psicologico, generazionale e sociale), è autentico e unico. Questi due uomini, opposti in tutto, in coppia diventano una forza. Ridere insieme ad un disabile, ironizzando e autoironizzando su quanto il destino a volte infierisca irreversibilmente, è la lettura sostanziale di questo rapporto di amicizia. È qualcosa che, forse, riesce a smussare i contorni della tragedia, quando questa accade. È qualcosa che si può fare, che si vuole fare. “Quasi amici” è una bellissima commedia drammatica sull’amicizia e sulla diversità.

 

I ragazzi del Quadrifoglio