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Nella Provincia di Chieti nella valle del Sangro ad una trentina di chilometri dalla costa adriatica si trova il Lago di Bomba, un lago artificiale, posto a circa 260 m s.l.m. e nato dallo sbarramento del fiume Sangro, che funge tanto da immissario quanto da emissario del bacino idrico. La diga, che presenta una lunghezza del coronamento di 681 m, è stata realizzata in terra battuta per produrre energia elettrica, che viene convogliata a Roma. Si tratta di una tra le più grandi dighe costruite in Italia con questa tecnica e la prima di questo tipo in Europa. Il lago è lungo circa 7 chilometri con una larghezza media di 1 chilometro e mezzo, una profondità massima di poco superiore ai 57 metri ed ha una capacità di poco meno di 70 milioni di metri cubi di acqua con una superficie totale di circa 10 km². Il lago comprende il territorio di diversi comuni, oltre a quello di Bomba, raramente nelle cartine viene indicato come Lago del Sangro; nelle varie indicazioni stradali presso i rispettivi comuni è indicato anche come: Lago di Villa Santa Maria, Lago di Pietraferrazzana, Lago di Colledimezzo e Lago di Pennadomo. Sul lato occidentale del lago, accanto alla diga, c’è una gola rocciosa, che separa la parte lunga del lago, quella più conosciuta, da un altro tratto di forma circolare, che si trova nel comune di Pennadomo.

La diga venne progettata nel 1950 dietro domanda dell’ACEA (Azienda Comunale Energia e Ambiente, l’azienda romana fornitrice di acqua ed energia e specializzata nel trattamento dei rifiuti), che richiedeva l’utilizzo delle acque del Sangro per alimentare una centrale idroelettrica. I lavori di costruzione iniziarono nel 1956 e terminarono nel 1961. Le paratoie furono chiuse nel 1962 e lentamente il livello dell’acqua cominciò a crescere fino a formare, in sei mesi, il lago attuale. Per consentire la realizzazione dell’opera, gli espropri ammontarono a più di un milione e mezzo di metri quadrati. Per realizzare la diga, costruita in corrispondenza del monte Tutoglio, si utilizzarono materiali alluvionali del fiume stesso. Il bacino di invaso ricade interamente nelle argille scagliose (che sono delle rocce sedimentarie, costituite da una matrice argillosa, che tende a suddividersi in piccole scaglie, tra le quali si trovano immersi frammenti di altre rocce). Solo in corrispondenza del fianco sinistro della diga vi è un massiccio calcareo, in cui furono ubicate le opere di scarico. Dal lago di Bomba attraverso delle condotte forzate l’acqua viene convogliata, insieme a quella del fiume Aventino, raccolta nell’invaso artificiale di Casoli, fino alla centrale idroelettrica Sant’Angelo, situata a 117 m di altezza in località Selva d’Altino. Le opere di scarico furono dimensionate per smaltire una portata di massima piena dell’ordine di 2000 m³/s. In sostituzione del tronco della Ferrovia Sangritana, che correva lungo il fondo valle, fu costruita una nuova sede fuori dell’invaso: tale variante, compresa tra le stazioni di Bomba e di Colledimezzo, ha una lunghezza di circa 7 km.

 

 

Recarsi al lago di Bomba può essere senza dubbio un’esperienza unica ed affascinante per riscoprire il contatto con la vera natura, optando per la pace e la tranquillità. Si tratta di un contesto ideale per trascorrere qualche piacevole giornata in estate, godendo del sole e della splendida vista delle montagne circostanti, tra cui il massiccio della Majella visibile dalla sponda est, che è anche la sponda più accessibile per via della strada, che costeggia il lato del lago, mentre il lato ovest ha meno zone libere. L’ambiente è ricco di vegetazione e tutto intorno è un susseguirsi di basse e verdeggianti collinette con zone di nuda roccia, che interrompono gli spazi boschivi. Le acque del lago di Bomba sono limpide e di buona qualità, i fondali sono di argille, fanghi e rocce, le sponde scendono gradatamente e sono facilmente percorribili, spesso spoglie, rocciose e sassose, talvolta con erbai bassi e radi; ed anche se in alcuni tratti non mancano zone di arbusti intricati, che si spingono fin sulle rive, l’accessibilità non è mai un grosso problema. Dalle rive del lago di Bomba è possibile seguire alcuni percorsi suggestivi, immersi nella natura, percorribili anche in bicicletta. Le stradine sono generalmente sterrate e talvolta presentano dei tratti asfaltati. Il percorso prevede un giro completo del bacino lacustre. Il lago di Bomba è anche campo di gara ufficiale di canottaggio e nel 2009 si sono svolte le gare di questo sport nell’ambito dei Giochi del Mediterraneo di Pescara. Nel settembre 2010 è stato sede dei campionati italiani assoluti di canoa e kayak. Inoltre vi si svolgono gare di pesca e attività di windsurf e sci acquatico, ma anche, nelle colline intorno al lago, di trekking e free-climbing, vi si organizzano gite in battello e in pedalò, soprattutto durante la stagione estiva. Inoltre le acque del lago sono ricche di fauna ittica: cavedani, carpe, persici reali, tinche, pesci gatto, anguille, trote, carassi, scardole e alborelle. La stagione più favorevole all’attività di pesca va da aprile a fine ottobre, periodici ripopolamenti consentono agli appassionati di avere sempre a disposizione una buona quantità di pesce. Purtroppo negli ultimi anni sta diventando infestante, come in tutte le acque, in cui si svolgono gare di pesca e vengono quindi effettuati ripopolamenti a tal fine, la presenza del Carassio, che va togliendo spazio alle specie indigene. Comunque, anche se non paragonabile a quella di qualche anno fa, la pescosità resta piuttosto buona. Nelle vicinanze del lago sorgono diversi piccoli borghi, pittoreschi e interessanti da visitare, da alcuni dei quali si può godere della splendida vista sul paesaggio circostante e sul lago stesso. Tra tali borghi ricordiamo Bomba, Colledimezzo, Pietraferrazzana, Villa Santa Maria e Pennadomo, che sono in grado di accogliere i turisti nelle loro strutture ricettive.

 

Foto: Visita al Lago di Bomba - Agosto 2017

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

Il Lago di Serranella si trova nei Comuni di Casoli, Altino e Sant'Eusanio del Sangro in provincia di Chieti alla confluenza fra i fiumi Sangro ed Aventino in una posizione prossima alla costa adriatica. Proprio grazie a questa sua posizione, è una delle aree più importanti per la sosta degli uccelli migratori. Nasce come Oasi WWF nel 1987 per diventare nel 1990 Riserva Regionale.

L'area si estende per circa 302 ettari (+ 200 di fascia di rispetto) nella bassa vallata del Sangro. Il Lago di Serranella è un invaso artificiale creato nel 1981 per scopi irrigui ed industriali ed è diventato in breve tempo una palude ricca di vita e importante per la sosta degli uccelli migratori.

La Riserva ha una grande ricchezza di vegetazione, legata agli ambienti acquatici. La vegetazione più rappresentata è ovviamente quella palustre con un esteso canneto a cannuccia di palude. Vi è poi la tifa di Laxmann insieme alla tifa minore, piante alquanto rare nella regione. Vicino alle sponde del lago si incontrano il salice da ceste, il salice rosso e il ripaiolo che lasciano poi spazio al salice bianco e al pioppo bianco, soprattutto sul torrente Gogna. In aree vicine alle sponde domina l’ontano nero. Vicino al torrente Gogna si è conservato un lembo di bosco con olmo campestre e farnia, una quercia un tempo molto diffusa negli estesi boschi di pianura. Fra le specie più rare va ricordata l’Epipactis palustris, un’orchidea rara, la brasca a foglie opposte e la zannichellia, mentre nel sottobosco vive la clematide viticella, una rara liana, il cencio molle e la carice falso-cipero, di cui Serranella è la terza località nota in Abruzzo.

L’aspetto naturalistico più importante della Riserva di Serranella è la notevole ricchezza avifaunistica. Sono state censite oltre 200 specie di uccelli, di cui alcune molto rare, come falco pescatore, cicogna nera, mignattaio, gru, fenicottero, marangone, spatola, airone bianco maggiore e cormorano. Nel periodo di migrazione e svernamento il lago è frequentato da un numero elevato di uccelli, in particolare anatre, folaghe e trampolieri. Le specie nidificanti sono oltre 70 tra le quali germano reale, nitticora, cannareccione, tarabusino e, irregolarmente, codone, scelto anche quale simbolo dell’area protetta. Nei campi coltivati e nelle aree cespugliate si riproducono la cappellaccia, l’upupa, l’occhiocotto e l’averla capirossa. Le aree boscate sono frequentate da picchio verde, picchio rosso maggiore, poiana e nibbio reale. Tra i mammiferi, la volpe, il tasso, la faina e il moscardino risultano comuni, meno frequenti la puzzola e il topo quercino. Negli ultimi anni si sono osservati anche il capriolo e la nutria. Di recente è stata rilevata la presenza di qualche esemplare di lupo. La fauna ittica è rappresentata da diverse specie, soprattutto legate ai fondali melmosi, come tinca, carpa, anguilla, barbo, cadevano e cobite.

 

 

Nei pressi del Centro visite sono situate le aree faunistiche delle testuggini terrestri e palustri e l’area faunistica delle anatre con funzioni educative e di conservazione.

La Riserva è aperta tutto l’anno. È possibile effettuare vari percorsi guidati ed educativi nei giorni feriali e festivi su prenotazione, nella mattinata e nel pomeriggio.

 

I ragazzi del Quadrifoglio