Continuando, acconsenti all'uso dei cookie, ok?OkLeggi tutto

In questo periodo abbiamo intrapreso un percorso culturale con attività e laboratori dedicati al tema della legalità. Attraverso ricerche, letture, documentari e film abbiamo approfondito questo tema scoprendo quanto siano indispensabili la cultura e il corretto utilizzo delle parole per la difesa della legalità e del senso civico. Pensiamo sia necessario riscoprire un'identità collettiva, proprio durante questa pandemia, per ripartire con coraggio e ricostruire insieme una società migliore. Questo lo possiamo fare solo se troviamo dei punti di riferimento, degli insegnanti, come i magistrati Falcone e Borsellino, Peppino Impastato e tutti coloro che hanno dedicato la propria vita in difesa della legalità. Durante il nostro percorso avevamo incontrato il tema delle mafie e della legalità anche partecipando ad una mostra fotografica dove erano esposti gli scatti di Tony Gentile sui due magistrati. Per questo abbiamo scelto di condividere il nostro pensiero sul tema che stiamo affrontando con interesse e motivazione.

"la mafia uccide, il silenzio pure" Peppino Impastato

Abbiamo svolto delle attività sulla legalità, parlando non solo di Falcone e Borsellino, ma anche di Peppino Impastato, del suo coraggio, della sua vita, un esempio di legalità.

Abbiamo letto della sua lotta contro la mafia a Cinisi, ascoltato la sua voce nelle tracce originali di Radio AUT, dove con ironia denunciava pubblicamente gli atti mafiosi di zio Tano Badalamenti, chiamandolo "Tano seduto". Peppino diede la vita per la legalità.

Abbiamo conosciuto Peppino anche attraverso la storia della madre Felicia Impastato, visionando il film che la RAI ha messo a disposizione. Tutte queste attività ci danno la possibilità di essere consapevoli che la mafia esiste, che la legalità è una scelta che va presa con coraggio, facendo delle parole l'arma con cui difenderla, contrastando l'ignoranza con l'informazione e la cultura.

Viva la legalità!    (di R.S.)

 

"Gli uomini passano, le idee restano e camminano sulle gambe degli altri" Giovanni Falcone

Durante alcuni laboratori culturali sul tema della legalità ho avuto modo di riflettere su quelli che sono gli aspetti più significativi del vivere oggi in Italia con la necessità di combattere e contrastare i fenomeni mafiosi, che aimè sono ad oggi ancora in essere.

Visionando il film su Felicia Impastato e trattando il tema sui magistrati Falcone e Borsellino è emersa la grande importanza dell'utilizzo delle parole come messaggio di comunicazione e come strumento di difesa della nostra Costituzione.

Da parte mia l'invio alla nostra comunità è di tenere sempre a mente quelli che sono i principi fondamentali della stessa Costituzione, poiché promuovendo l'informazione e la conoscenza si posso mantenere vive le nostre idee, per sentirci più forti e coraggiosi nell'andare sempre avanti verso la libertà!    (di I.C.)

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

 

Musica popolare abruzzese

 

La tradizione musicale abruzzese appare ricca e varia e nel corso della sua lunga storia è stata influenzata soprattutto dalle culture meridionali e mediterranee; nelle sagre e feste della regione non può mancare la famosa fisarmonica diatonica o organetto (chiamato in dialetto du bott); di solito viene suonato per eseguire quadriglie, tarantelle, ballarelle e saltarelli. Altri strumenti musicali utilizzati sono: la zampogna, antico strumento aerofono con boccaglio ad ancia doppia della famiglia delle cornamuse, composta da una sacca di pelle di capra nella quale sono inserite 4 o 5 canne e 2 di queste sono munite di fori per le dita. La ciaramella, strumento aerofono della famiglia degli oboi, suonato spesso in coppia con la zampogna, che possiede un'imboccatura con un'ancia doppia fatta di canna da cui il suonatore immette l'aria, e dei fori, il cui numero varia da otto a nove.

In Abruzzo si svolge ogni anno il Festival Regionale della Canzone Abruzzese. Una manifestazione tra le più longeve nel territorio regionale abruzzese capace di mantenere in vita la musica folkloristica e riunire in una gara itinerante numerosi cori e gruppi folk nel segno della tradizione e dell’amore per la musica.

L’iniziativa, organizzata dall’associazione “Settembrata Abruzzese” che da oltre 50 anni lavora costantemente per promuovere e far conoscere l’anima poetica e musicale abruzzese, si avvale del patrocinio del Consiglio Regionale dell’Abruzzo.

L’iniziativa prevede quattro tappe e la serata dedicata alla finalissima. Ogni coro esegue un programma a libera scelta con canti d’autore della tradizione e un canto inedito di autori contemporanei. I premi finali da assegnare sono due: uno al coro per il programma scelto, l’altro alla nuova canzone.

 

 

Quadriglia

La quadriglia è una danza tradizionale italiana, diffusa su tutto il territorio nazionale, particolarmente nel centro-sud.

I danzatori si mettono generalmente in 2 file disposte l'una di fronte a l'altra o, altrimenti disposti in quadrato (da cui sembrerebbe derivare il nome del ballo), in gruppi da due a cinque danzatori.

La quadriglia si suddivide in 5 fasi dette figurazioni (originariamente erano 9 alternate da una sempre uguale, poi fu deciso di semplificare il ballo in 5 figurazioni) che il coreografo decide il modo di disporre (non è il compositore che decide la sequela delle fasi, ma il coreografo, facendo divenire così, ogni ballo un fatto a sé stante ed originale).

Anche la musica che accompagna viene chiamata quadriglia, la quale è generalmente in tempo pari e prevalentemente suonata con strumenti folcloristici, generalmente fisarmonica o organetto diatonico.

Le coppie eseguono figure, anche complesse, che vengono proposte dalla coppia che conduce e seguite da tutte quelle che seguono. Se il numero di coppie è elevato la danza può diventare molto lunga per permettere a tutte le coppie di eseguire le figure.

La quadriglia deriva da danze contadine francesi (in inglese country dance, da cui contraddanza) che ebbero poi il nome francese originario quadrille, da cui deriva il nome odierno italiano, originatesi a partire dal XVII secolo e poi sviluppatesi nel XIX secolo in Inghilterra e negli Stati Uniti.

 

 

Tarantella

Con il termine tarantella vengono definite alcune danze tradizionali e le corrispondenti melodie musicali prevalentemente del sud Italia e l'Argentina, che sono prevalentemente in tempo veloce, in vario metro: le varie tipologie hanno una metrica dei fraseggi melodici e ritmici in 6/8, 18/8 o 4/4, sia in modo maggiore che in modo minore, a seconda dell'uso locale.

La prima fonte storica risale ai primi anni del XVII sec. e sin dal suo primo apparire il ballo è legato al complesso e rituale fenomeno del tarantismo pugliese. Mentre conosciamo alcuni motivi sei-settecenteschi di tarantella, non è possibile conoscere con sicurezza le forme coreutiche di quei secoli per mancanza di notazioni coreografiche dell'epoca e riferibili alle classi popolari che praticavano tale danza.

Nel XIX sec. la tarantella è divenuta uno degli emblemi più noti del Regno delle Due Sicilie ed il suo nome ha sostituito i nomi di balli diversi preesistenti di varie zone dell'Italia meridionale, diventando così la danza italiana più nota all'estero. La diffusione di moda del termine spiega il fatto che oggi varie tipologie di balli popolari e musiche da ballo recano il nome di "tarantella".

Molti compositori colti si sono ispirati tra il XVIII e il XX sec. ai motivi e ai ritmi delle tradizioni meridionali, componendo e costituendo un genere a sé di tarantella colta. La trasposizione "colta" più famosa è probabilmente quella composta per pianoforte da Gioachino Rossini, intitolata La danza, che fu arrangiata per esecuzione orchestrale, insieme ad altri brani pianistici di Rossini, da Ottorino Respighi nel secolo XIX per il balletto La boutique fantasque, coreografato da Léonide Massine per i Ballets Russes di Serge Diaghilev.

Secondo alcuni studiosi il nome "tarantella" deriva da "taranta", termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale. In quelle zone il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al veleno di questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali: malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale.

Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva ad un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali, particolarmente efficaci durante la festività dei santi Pietro e Paolo che, mediante l'insistenza della pratica della danza, provocassero l'espulsione del veleno attraverso sudori ed umori. Non tutte le forme di danza erano comunque legate a questo fenomeno: si danzava anche in occasioni pubbliche (festività religiose, pellegrinaggi ai santuari, ricorrenze agricole) e private (matrimoni, battesimi, ecc.) come espressione di religiosità e gioia.

Non è trascurabile l'ascendenza che alcuni storici della musica attribuiscono alla città di Taranto per le origini del ballo, chiamato anticamente Tarantedde.

 

 

Saltarella e ballarella

La saltarella è un ballo tradizionale di area abruzzese, in parte del Molise e in alcune aree del Lazio fino al 1927 sotto l'amministrazione abruzzese (Amatriciano, Cicolano e Sorano), molto affine con le tarantelle meridionali. La forma più diffusa è la saltarella in coppia (non necessariamente eterosessuale), ma si conservano anche esempi di saltarella a quattro persone o in cerchio. Sono stati individuate delle sottotipologie coreutiche che si esprimono con varianti ritmico-melodiche e coreutiche ben evidenti; ne sono stati individuati almeno cinque modelli differenti: quello frentano, teatino, teramano, alto-sabino e la ballarella della Val Pescara, spesso considerata famiglia a sé, cerniera tra saltarella, spallata e tarantella.

La saltarella dovrebbe discendere direttamente dalla “saltatio”, il ballo più diffuso nella Roma antica, assieme alla danza della "ballicrepa" e al ballo cantato della "corea".

Le prime fonti certe riguardo l'origine del saltarello sono comunque da ricercare nel XIV sec. Nel 1465 il Comazano lo indica come “ballo da villa” molto frequente fra gli italiani. Tra il XIV e il XVII sec. il saltarello è uno dei quattro modi basilari della danza di corte italiana (bassadanza, saltarello, quaternaria, piva): gli ambienti aristocratici erano soliti ispirarsi ai balli popolari per poi effettuare trasposizioni in stile aulico di musiche e coreografie. Nel XVIII e XIX sec. si è sviluppata per mano di numerosi artisti italiani e stranieri una ricca iconografia con scene di saltarello. In ambito popolare attuale, il genere musicale del saltarello ha molte affinità con la tarantella dell'Italia meridionale e viene eseguito generalmente dall'organetto, ma originariamente l'organico era costituito da zampogna, ciaramella, tamburello e tammorra. Viene chiamato al femminile “saltarella”, secondo un'usanza molto diffusa nel Regno di Napoli, così come per la Zumparella, la Ballarella, la Tammurriata, la Pizzica, ecc.

È un ballo di corteggiamento nel quale le coppie si dispongono in cerchio e, a turno, si portano al centro per eseguire il rito della seduzione. Le coppie si danno costantemente il cambio in una sorta di gara di resistenza che aumenta al ritmo incalzante della musica. Quando sono all'interno del cerchio i due “amanti”, cercando di mantenere una certa sincronia nei movimenti, non si toccano, ma si sfiorano con continue allusioni. Nel ballo di coppia, dopo il consueto invito, i ballerini cercano di sincronizzarsi a tempo di musica per poi effettuare passi incrociati saltati, posizionando sempre un piede dietro l'altro che è fatto strisciare in avanti prima di ricevere il peso di tutto il corpo. Il passo può essere anche semplicemente saltato ed il piede, scaricato dal suo peso, viene scalciato energeticamente in avanti per poi essere affiancato nuovamente all'altro che ripete la sequenza.

Le braccia sono protese in alto, frontalmente, composte sui fianchi o dietro la schiena per gli uomini. La coppia danzante può afferrarsi frontalmente con le mani guardandosi negli occhi ed alternare abili movenze di fughe, rifiuti, rincorse, con mimiche a dispetto e di corteggiamento. L'uomo può dare esempio della sua abilità a seguito di una precisa variazione musicale introducendo un passo calciato in avanti chiamato “spuntapiede”, imitato non necessariamente dalla donna. Il tutto si conclude quando i due ballerini, tenendosi per le braccia, decidono di darsi reciproca intesa, come ad esempio saltando su ambo le gambe, ed eseguono con passi laterali un tragitto circolare allargato fino alla loro uscita di scena.

 

I ragazzi del Quadrifoglio