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Nel nostro percorso riabilitativo presso la Struttura Riabilitativa Psichiatrica il Quadrifoglio di Rosello svolgiamo molte attività cognitive e culturali nelle quali abbiamo occasione di approfondire temi importanti quali le dipendenze, i diritti umani, la legalità, la memoria storica, ma anche la tradizione legata alla nostra terra d'Abruzzo. Proprio sul tema della tradizione abbiamo svolto numerose ricerche e pubblicato diversi articoli sul nostro blog www.unafavolaalcontrario.it, per arricchirci del sapere e dei valori che nel tempo continuano ad essere fondamenta per una vita fatta di conoscenza, di umanità e di resistenza. Ci siamo imbattuti in un personaggio unico, l'anziana pescatrice "sposa del mare" Anna Maria Verzino, che ancora oggi resiste ad un tempo i cui ritmi sembrano essere sempre più veloci e alienanti, figli di una tecnologia che spesso ci rende prigionieri della rete lasciando in noi indifferenza e solitudine. In questo caso siamo rimasti affascinati da un'altra rete, quella della pescatrice di Casalbordino, che con passione e coraggio contribuisce a mantenere viva la tradizione della pesca, scendendo in mare con la propria barca "Gloria" a notte fonda tirando su pesci. Quella di Anna Maria è la storia di una donna forte e gentile da raccontare al mondo intero, l'esempio più sincero che possa esistere per capire quanto oggi più che mai sia fondamentale riscoprire le proprie radici, i propri sogni, i sensi ed i valori di una volta per avere più consapevolezza nel sapere chi siamo e quale direzione prendere. La nostra direttrice, la Dott.ssa Rita Staniscia, ha voluto fortemente inserire nel nostro percorso riabilitativo i laboratori culturali e tante altre attività che fanno del Quadrifoglio una piccola scuola in cui è possibile riabilitarsi attraverso la conoscenza, ritrovando l'ambizione di poter affrontare meglio la vita con un bagaglio culturale più ricco e più fornito che ci prepara a fronteggiare una società in cui sempre più sembrano prevalere l'odio e lo stigma. L'Accademia Nazionale della Cucina, sulla spiaggia di Casalbordino, ha conferito il premio "Giovanni Nuvoletti" ad Anna Maria Verzino, dedicato a chi abbia contribuito in modo significativo alla valorizzazione della buona tavola tradizionale del proprio territorio. Grazie alla disponibilità dell'Accademia abbiamo potuto partecipare alla premiazione e conoscere la "sposa del mare" con cui abbiamo scambiato qualche parola e scattato qualche fotografia. Ad Anna Maria, che ha gli occhi dello stesso colore del mare, abbiamo chiesto come fa a mantenersi così viva e forte nonostante l'età e lei prontamente ci ha risposto: "io amo il mare, è il mare che mi cura, bisogna rispettare il mare". Con queste poche parole ci siamo sentiti pieni di coraggio e di speranza perché ci hanno fatto capire che Anna Maria è una donna che crede ancora nei valori morali più profondi, nel rispetto e nei sensi e che esiste ancora una possibilità di ritrovarci tutti più reali e meno virtuali. Il suo viso, dai lineamenti delicati, è segnato dal passare degli anni, come le sue mani, che si riflettono sulle onde di un mare che accoglie e che dona. Ha un sorriso umile ed uno sguardo lucido, tra ricordi di una vita passata a buttare reti sotto il cielo della costa abruzzese in cui ha raccolto milioni di pesci e miliardi di esperienze. Noi ragazzi del Quadrifoglio prendiamo Anna Maria Verzino come esempio di vita. La scelta di fare la pescatrice, nata magari per gioco o per necessità, ma sicuramente giusta e virtuosa, si è protratta per ben settant'anni. La passione e l'amore per qualcosa ci rendono unici, come è unica questa donna. Lasciamoci quindi affascinare dalla "sposa del mare" e facciamo nostri i suoi insegnamenti, per resistere alle intemperie e combattere con umiltà, mantenendo viva la tradizione e promuovendo il suo esempio.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

https://www.youtube.com/watch?v=d5VDp3FL4CI

 

 

Salute

#CORONAVIRUS: la resilienza è la nostra risposta

Esperienze a confronto

 

 

In questa condizione di isolamento che stiamo vivendo nel periodo dell'emergenza Coronavirus, noi ragazzi del Quadrifoglio di Rosello stiamo facendo degli approfondimenti per comprendere al meglio quanto sta accadendo, informandoci e confrontandoci dal punto di vista sociologico, psicologico ed economico. In particolare abbiamo trovato nella "resilienza" un'abile strumento per superare la pandemia e riprendere la vita con più consapevolezza, riscoprendo i valori che abbiamo trascurato nel tempo, la fraternità, la fiducia, l'amore, la speranza, il combattere per il bene comune. Partendo da quanto già affrontato nei laboratori culturali sui diritti umani e civili, dove abbiamo sviluppato maggiore sensibilità riguardo l'uguaglianza e l'aiuto reciproco, sappiamo che la resilienza, cioè il saper far fronte alle difficoltà, facendo leva soprattutto sulle nostre esperienze personali, è di sicuro lo strumento necessario per ricominciare a camminare tutti insieme verso un mondo migliore; così come è stato in tutti i dopoguerra e nelle precedenti esperienze di pandemia, dove l'umanità ha reagito con determinazione e caparbietà, lottando ed inseguendo il dono più umile dell'uomo, quello della vita. Attraverso articoli, videoproiezioni, dibattiti, abbiamo ripercorso alcuni eventi, imparando dalla storia che anche le più grandi ferite inferte alla società hanno portato l'umanità a trovare la forza di rialzarsi, scovandola spesso nelle piccole cose, ma soprattutto nell'amore. Vivendo immersi nella natura incontaminata, all'interno della Riserva Naturale l'Abetina di Rosello, stiamo iniziando a riscoprire il contatto con la vita, con il sole, con gli alberi, con i fiori, con l'acqua limpida che questo immenso patrimonio naturalistico ci offre. Attraverso le nostre grandi finestre ammiriamo il bosco e nel nostro giardino raccogliamo i fiori colorati della stagione, condividendo momenti di cultura e di socializzazione, sorrisi e gesti di fraternità, che ci danno la forza di restare uniti contro un nemico invisibile, il Coronavirus, che potrebbe rendere tutti noi ancora più fragili, ma che con determinazione, facendo nostri i valori di un tempo, affronteremo con più forza e coraggio. Siamo consapevoli che la resilienza ci rappresenta, siamo come "abili bambù che si piegano sotto la forza di un torrente in piena, ma non si spezzano". Ci stiamo chiedendo come sarà la nostra vita dopo il Coronavirus: cosa cambierà nella società? Andremo verso una realtà diversa? Noi siamo sicuri che questa pandemia ci renderà persone migliori, più capaci di amare e di tendere la mano al prossimo. Sapremo riscoprire i sensi in un meraviglioso panorama, in un gustoso dolce tradizionale, nel profumo inebriante dei fiori, in un abbraccio fraterno e nel suono incantevole degli uccelli che cantano in primavera. Quindi siamo convinti che insieme, con "resilienza" e "positività", avremo sempre la meglio su qualsiasi avversità, così come sarà contro il terribile Coronavirus.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

 

Ambiente

"Abetina di Rosello": la riserva naturale Regionale

Viaggio in una natura da riscoprire

           

La Riserva naturale Regionale "Abetina di Rosello", nata come Oasi WWF nel 1992, è un’area naturale protetta dell'Abruzzo, istituita nel 1997. La Riserva è gestita dalla Società SILVA s.r.l. ed è sita nei pressi del centro abitato di Rosello in provincia di Chieti. La Riserva si estende nel territorio del Medio Sangro al confine tra l'Abruzzo e il Molise, dove scorre il Turcano e ha una superficie di 211 ettari. L'Abetina si trova in un comprensorio montano poco abitato ad alto valore naturalistico e paesaggistico; la sua altitudine varia tra gli 850 metri e i 1.179 metri di Monte Castellano.

Questa Riserva è costituita in gran parte da abete bianco, una pianta presente maggiormente sulle Alpi e più rara sugli Appennini, e proprio qui ha sede il Centro di Studi e Documentazione sugli Abeti Mediterranei. Nella Riserva si trova un abete bianco, che con i suoi 47 m di altezza è l’albero spontaneo più alto d’Italia. L’abetina di Rosello è il nucleo meglio conservato di abeti bianchi in Italia. Nella riserva gli abeti sono alti mediamente circa 40 m invece di 35 m, perché, trovandosi in una valle stretta, tendono a salire per prendere più luce. Oltre all’abete in questa riserva troviamo anche il faggio, il tasso e il raro acero di Lobelius; nel sottobosco si trovano l’agrifoglio e il pungitopo, mentre tra i fiori si annoverano il giglio martagone e numerose specie di orchidee selvatiche. Nella Riserva trovano posto anche le liane, lunghi e resistenti vegetali, che sono oggetto di attenzione da parte degli studiosi e che raggiungono dimensioni considerevoli, anche superiori a 20 cm di diametro e probabilmente sono secolari. Le liane contribuiscono ad assorbire una notevole quantità di anidride carbonica.

 

 

Per quanto riguarda la fauna, vivono in questo bosco il gatto selvatico, la martora, la donnola, lo scoiattolo, il cinghiale, il lupo, l’orso, il cervo e rapaci come l’astore, l’allocco e il gufo comune; tra gli uccelli sono presenti anche il fringuello, la ghiandaia e varie specie di picchi; tra gli anfibi troviamo la rana italica, la rana dalmatica, la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali.

Una piccola area faunistica vicino l’ingresso della Riserva ospitava caprioli e rapaci.

La Riserva è attraversata dal torrente Turcano, affluente del fiume Sangro, nelle cui acque limpide vive il gambero di fiume, specie sempre più rara.

Per visitare l’abetina c’è il percorso natura (1 km), che da Fonte Volpona si inoltra nella Riserva e permette di osservare alcuni antichi e maestosi abeti, e il percorso escursionistico (7 km) praticabile a piedi, a cavallo, in mountain bike o con gli sci nella stagione invernale. Il percorso escursionistico attraversa il bosco e permette un’osservazione dall’alto della Riserva. Da Fonte Volpona si risale fino a valicare il Colle Tasso. Si discende al Torrente Turcano che taglia l'Abetina. In questa zona si incontrano gli abeti più imponenti.

Sono presenti un’area picnic all’ingresso della Riserva e un’area di sosta per attività didattiche a Fonte Volpona. Vi è inoltre la possibilità di effettuare visite ed escursioni guidate.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

Turismo

La bellezza, la storia e la cultura delle Torri nel Chietino

Un antico metodo di difesa

 

L’Abruzzo è caratterizzato dalla presenza di torri isolate disseminate su tutto il territorio. Esse si presentano sotto varie configurazioni: esistono torri a pianta quadrata, circolare o pentagonale e, più di rado, triangolare. Erano posizionate sui luoghi più elevati, per meglio esercitare i fondamentali compiti del controllo, dell’avvistamento e della segnalazione ed erano poste in modo tale da garantire il collegamento ottico tra più presidi. Mediante un sistema di fuochi notturni e fumate diurne, consentivano di predisporre per tempo opportune misure difensive contro improvvisi attacchi. La torre isolata era e rimane il tipo più semplice di architettura fortificata. Nei casi ordinari e consueti, le sue parti murarie risultano fatte in pietra, con conci più o meno squadrati. Con il sopraggiungere di nuove esigenze tattiche, le torri, dapprima isolate, sono poi divenute elementi di più ampie ed articolate fortificazioni. Più rari sono in Abruzzo gli esempi di torri cintate, per la propria estrema difesa. Le caratteristiche torri costiere d’avvistamento, sorte lungo il litorale abruzzese, fanno invece parte di un più tardo ed ampio sistema difensivo extraregionale, in funzione anticorsara, organizzato a partire dal XVI secolo. Particolarmente diffuso è inoltre il castello-recinto, che costituisce probabilmente l’espressione più caratteristica dell’architettura fortificata abruzzese. Posto quasi sempre a monte di un centro abitato aveva la specifica funzione di fornire un sicuro rifugio alla popolazione in caso di pericolo. Di origine prevalentemente medievale, il castello recinto è costituito da una cinta muraria, frequentemente a pianta triangolare, munita generalmente di più torri; quella principale più imponente ed in alcuni casi pentagonale (che in tal caso prende il nome di puntone), posta quasi sempre a monte del recinto, rappresentava il caposaldo della fortificazione.

 

Torri di Casalanguida 

 

 

 

Le torri di Casalanguida risalgono al XV secolo, una si trova in via Marconi (torre rivestita in cemento), e l’altra in via Umberto I (torre rimaneggiata nel tempo). Nelle strutture sono presenti vari frammenti lapidei, tra cui mensole, stipiti, architravi, davanzali, redondoni e doccioni. Sono realizzate in ciottoli di fiume, mentre la torre di Via Umberto I utilizza anche il laterizio.

 

Torre di Celenza sul Trigno

 

 

L’imponente torre cilindrica, alta circa 15 m e posta lungo il fiume Trigno, in prossimità del tratturo Ateleta-Biferno e del confine con il Molise, costituisce un esempio di torre di presidio. È difficile stabilirne l’esatta collocazione cronologica. La struttura è realizzata in muratura di pietra irregolare, con l'uso di elementi lapidei per inquadrare le strette feritoie e le aperture. Lo spessore murario diminuisce progressivamente ad un terzo dell’altezza dove è posizionato un ingresso sopraelevato.

 

Torre Ciarrapico e Torri Medievali di Francavilla al Mare

 

 

Nella “civitella”, la parte alta di Francavilla, è situata la Torre Ciarrapico, costruita alla fine del ‘600, oggi ribattezzata Torre del Gusto, sede di Cittaslow e Slow Food. Si tratta in realtà di una dimora signorile a quattro piani fatta costruire dalla famiglia Ciarrapico, che l’abitò e che le dà tuttora il nome. È dotata di un ascensore panoramico e la loggia aperta sull’ultimo piano regala un suggestivo panorama sul mare e sulle colline poste a ridosso dell’abitato. Durante la Seconda guerra mondiale il centro storico di Francavilla al Mare fu raso al suolo e oggi non rimangono che sei torri medievali, di cui solo la Torre d’Argento è integra. In origine le torri erano dodici ed erano poste a difesa della cinta muraria. Le altre torri sono Torre di Giovanni, oggi un rudere, Torre Masci, vicina a Torre Ciarrapico, un torrione del 1570 di forma cilindrica e le Torri De Monte e Rapinesi poste all’interno di due fabbricati.

 

Torre di Frisa

 

 

La Torre di Frisa, sita in Piazza Principe di Piemonte, attualmente è inglobata nel palazzo Caccianini e risulta abitata (sede del Gruppo volontari comunale di protezione civile di Frisa). Fu costruita nel XIV secolo, mentre fu accorpata nel XVII secolo al palazzo baronale. La base è circolare ed è costruita in pietre miste a mattoni, in cui si aprono varie finestre.

 

Torre di Furci

 

 

La torre di Furci, databile probabilmente tra il XV e il XVI secolo, presenta la base tronco conica ed uno sviluppo superiore cilindrico. Ciò lascia intuire che la torre possa aver subito dei rifacimenti in più fasi costruttive. È costruita con pietre di forma irregolare e conserva ancora sezioni di inserti lignei, probabilmente passanti, che facevano parte della struttura dei solai intermedi.

 

Torre Orsini di Guardiagrele

 

 

A pochi passi dall'antico perimetro difensivo della città, spicca il suggestivo torrione Orsini (così denominato dalla potente casata che dominò a lungo su Guardiagrele). La torre è a pianta quadrata, con grosse mura in pietra di 80 cm di spessore. È priva di copertura ed è attualmente semidiroccata. Chiusa ai lati, presenta un’apertura alla base, utilizzata per l’accesso, ed una finestra sulla parete opposta verso l’alto. La torre, che faceva parte delle antiche fortificazioni della città, porta i segni di costruzione del 900 e del 1000, ossia dell’epoca in cui avvennero le invasioni dei Saraceni e degli Ungari. La torre costituirebbe l’antico presidio militare longobardo, dal quale, secondo la tradizione, ebbe origine il primo nucleo fortificato della città.

 

Torri Montanare di Lanciano

 

 

Nel versante meridionale dell’antico borgo di Civitanova di Lanciano si conserva ancora un buon tratto delle mura di cinta, sul quale spiccano le torri dette Montanare, perché difendevano la città dall’attacco dai monti. Emerge per altezza la torre di avvistamento medievale, chiusa su tre lati, affiancata dalla successiva torre aragonese (XV sec), contornata da un apparato a sporgere con beccatelli.

 

Torre di Orsogna

 

 

Si presume sia stata ricostruita nel fine secolo XIX, dal proprietario Di Bene, un signorotto, sui resti di una torre medioevale, danneggiata dalla guerra. Fu soggiorno del D’Annunzio e del Michetti, la presenza di quest’ultimo è testimoniata dal suo quadro “La Figlia Di Jorio” del 1895, in cui è rappresentata la Maiella vista proprio da quest’angolazione. Di recente è stata restaurata (1994) ed è sede di diverse mostre d’arte.

 

Torri di Ortona

 

 
     
 

 

Torre Baglioni è sita in via G. D’Annunzio, presso la Porta della Marina, ai margini delle mura caldoriane. Fu dei Bernardi, dei Salzano-De Luna, infine dei Baglioni. Questi ultimi dopo l’unità d’Italia si trasferirono a Chieti. Ha una struttura quadrata. Torre Mucchia è sita sul promontorio nei pressi di Lido Riccio, nella Contrada San Marco. È a struttura a piramide troncata a base quadrata in mattoni. Fa parte della lunga serie di torri costiere del Regno di Napoli, che difendevano il litorale dalle invasioni ottomane e turche. Fu fatta costruire nella 2ª parte del XVI secolo dal Viceré di Napoli Don Pedro Afán de Ribera. Nel XVIII secolo venne trasformata come dogana. La Torre del Moro si trova sull’ansa destra della foce del fiume Moro, in località San Donato. Fu costruita nel XVI secolo per rispondere agli attacchi Saraceni, ma essendo fondata in un terreno limaccioso e difficile da gestire, già nel secolo successivo fu dichiarata pericolante. Nel Novecento alcune foto la ritraggono in stato di abbandono, ma con un lato ancora intatto. Dopo i bombardamenti della battaglia di Ortona, rimane solo la parte della base in piedi. La Torre Riccardi è risalente approssimativamente al XV secolo ed è l’unica parte rimasta del palazzo della famiglia Riccardi, cacciata da Ortona all’inizio del XVI secolo.

 

Torre della Porta e Torrione di Paglieta

 

 

 

La Torre della Porta venne costruita nel XVIII secolo con la soprelevazione di una struttura medievale, che comprendeva una delle porte di accesso alla città, con l’aggiunta della torre campanaria e successivamente anche dell’orologio. La torretta terminale di supporto in ferro per le campane venne realizzata agli inizi del Novecento. Il Torrione faceva parte dell’antica cerchia muraria e attualmente viene visitato come punto d’osservazione; l’edificio risale al XIV secolo, periodo di costruzione della cerchia muraria. Nel corso del Settecento risulta interessato da un intervento di sopraelevazione ed inglobamento nelle nuove costruzioni ricavate lungo il circuito delle mura.

 

Torre dell’Orologio di Palena

 

 

La Torre di Controllo o dell’Orologio di Palena fu costruita circa nel 1956, quando la giunta comunale decise di abbattere la vecchia torretta di guardia della piazza della chiesa di San Falco, perché giudicata pericolante dopo i bombardamenti nazisti. Della vecchia torre oggi rimane solo un arco e nel piazzale del cortile del castello ducale, che originariamente era solo una torre di controllo e successivamente fu ampliato, la nuova torre fu costruita in aspetti architettonici medievali con l’aggiunta di merlature, di quattro orologi per ciascuna facciata e una cella campanaria sulla sommità per suonare le ore.

 

Torre Del Colle di Rapino

 

 

In località Torre Del Colle, nei pressi di Rapino, sono ancora visibili i resti di un insediamento fortificato medievale. Sulla sommità è collocata una torre a pianta quadrata. La torre è realizzata con poderosa muratura, sulla quale si aprono le feritoie. Ai piani superiori si accedeva mediante botole servite da scalette di legno. Manca oggi la parte superiore della torre che, si ipotizza, fosse dotata di una copertura a terrazzo con merlatura a filo di muro. La sua tipologia strutturale consente di ascriverla tra le torri angioine, che partecipavano al sistema difensivo del regno di Napoli.

 

Torri di Ripa Teatina

 

 

 

Rimangono le torri di difesa dell’antica cinta muraria. Appena fuori dal centro storico, dalla parte Nord-Ovest, vi è poi ancor ben conservata una grossa torre, di forma cilindrica, con merli ghibellini, attualmente in corso di ristrutturazione. Altra torre meritevole di citazione è quella di antica proprietà della nobile famiglia dei De Lollis di Bucchianico in Contrada Arenile, ora trasformata in un lussuoso e suggestivo ristorante.

 

Torre di Rosello

 

 

Si tratta dei ruderi di una torre circolare. Sovrastava il nucleo originario del paese. Viene nominata in un documento del 1541. Restano solo poche tracce di una muratura in struttura semicircolare forse appartenenti ad una torre cilindrica e di un recinto di un forte.

 

Torre Punta Penna di Vasto

 

 

La torre di Punta Penna si affaccia direttamente sul mare Adriatico. Si tratta di un tipico presidio di avvistamento e di difesa del Viceregno di Napoli, sull’intera insenatura che costituisce il porto di Vasto. La sua edificazione risale al periodo del Vicerè Don Pedro Afán de Ribera (1563). Si presenta a pianta quadrata (12x12 m), costruita in mattoni e completamente intonacata. Ha un’apertura per ogni lato e due ingressi nel lato sud, uno al piano terra ed uno al primo piano, cui si accede tramite una scala in muratura a due rampe, costruita in epoca successiva. La torre di Punta Penna ancora oggi mantiene l’attività di monitoraggio organizzata dalla Marina Militare Italiana, non più a vista, ma con moderni sistemi radar.

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

Giuliopoli è una frazione di Rosello (CH) che fa parte, insieme al capoluogo comunale, della Comunità Montana Medio Sangro e sorge a 736 m sul livello del mare.

Giuliopoli prende il nome da Giulio Caracciolo, fratello di San Francesco Caracciolo e sepolto in una chiesa di Roio del Sangro. Nel settembre del 1640 da Giulio Caracciolo fu posata la prima pietra del paese.

Inizialmente il paese contava 70 anime, in seguito, nell'800 contava 200 unità dedite per lo più all'agricoltura ed alla pastorizia.

Nel 1805, per volontà del governo francese, Giuliopoli perdette l'autonomia amministrativa. Dapprima le riunioni comunali si tennero a Roio del Sangro, in seguito Giuliopoli divenne frazione di Rosello.

Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi fecero saltare con le mine tutte le case del paese.

Negli anni sessanta l'emigrazione in cerca di fortuna fece ridurre drasticamente la popolazione. Popolazione che ogni tanto ritorna per le ferie.

Tra i monumenti, il Castello di Giuliopoli fu sede dei Pellegrini Conti di Timbriade e di Rosello. Nella seconda guerra mondiale fu parzialmente distrutto. Successivamente fu restaurato negli anni settanta per volontà del conte Odilio, essendo la sua casa natale, ma conserva parti originali (pareti del salone seminterrato e facciata principale). Dal castello si può ammirare un panorama a 360° con la vista del massiccio della Maiella, del lago di Bomba ed oltre fino alla costa dell'Adriatico, che risulta visibile nelle giornate in cui l'aria è limpida. Nel 2º piano vi è una biblioteca con libri che spaziano in generi vari e sono scritti in più lingue. Nel seminterrato vi è una taverna detta del cinghiale; dalla taverna ci si può immettere nel Giardino dei Leoni. Nel castello è presente anche un salone delle armature. Gli arredi sono opera sia di artigiani del passato che dei giorni nostri. Oggi il castello è l'attrazione principale del borgo, perché trasformato in hotel. Completa il complesso un ampio giardino su più livelli ed una piccola piscina, che consentono piacevoli momenti di relax all'aria aperta.

 

 

Odilio Domenico Pellegrini conte di Rosello e Signore di Giuliopoli, nacque il 18 marzo 1917 e si spense l'11 gennaio 2003. Il Conte Odilio fu uomo dalla personalità complessa e poliedrica, fu patriota e mecenate, imprenditore, uomo d'affari e benefattore, amava trovarsi tra i poveri, pur frequentando i potenti.

Il "Santarello" è una villa comunale donata dal conte Odilio, che abbellì il giardino con statue di artisti provenienti da Vicenza. Nei pressi vi è una fontana in pietra veronese degli stessi artisti.

Nella piazza principale vi è una fontana (chiamata "La Fonte") di marmo in stile romanico. La fontana è stata realizzata nel 1896. La vasca che raccoglie l'acqua è servita da tre cannelle poste su un muro terminante con un timpano contornato da paraste di pietra (la parasta è un elemento architettonico strutturale verticale (pilastro) inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente).

Nella piazza principale si trovano la statua della Madonna dell'Assunta, che è posta a 15 m dal suolo, e la statua di San Casimiro, voluta dal Conte Odilio, il quale l'ha commissionata ai maestri di Vicenza che la realizzarono in un unico blocco di pietra raffigurante il santo con spada sguainata, scudo, corona in testa, sguardo fiero, su un cavallo in atteggiamento quasi rampante.

Il busto di Padre Pio è opera di G. Marinelli, realizzata nelle fonderie di bronzo di Agnone, la statua è protetta da un tempietto con 4 colonne e cupola di rame. Anche quest'opera è voluta dal conte Odilio.

La chiesa di San Tommaso è stata realizzata nel 1657. È ad unica navata. Nella cupola absidale vi sono degli affreschi. Sul lato destro vi sono delle colonne toscane fatte aggiungere dal conte Odilio.

Il lavatoio è una piccola fontana in pietra che ricorda una fontana preesistente del 1º maggio 1809 detta “Alla Fontanavecchia”.

Andando dalla piazza principale verso la chiesa di San Tommaso e oltrepassandola si giunge nelle vicinanze del castello ad un belvedere, da cui è possibile ammirare un panorama del lago di Bomba, del Monte Pallano e dei paesi di Bomba, Castel di Mezzo, Monteferrante e Roio del Sangro.

 

I ragazzi del Quadrifoglio