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La ventricina è un prodotto unico e tipico del territorio abruzzese, un salame a base di carne di suino, preparato con spezie, frattaglie grasse ed insaccate in budello o vescica. Gli unici conservanti ammessi nella ventricina tradizionale contadina sono il sale e le spezie. Dopo 48 ore di riposo l'impasto viene insaccato nella vescica del maiale. In origine veniva usato lo stomaco del suino (il ventre), caratteristica che ha dato origine al nome stesso dell'insaccato. La ventricina presenta diverse varianti sia in termini di ingredienti che di forme. La principale differenza è tra la ventricina del teramano e la ventricina del vastese. Due versioni molto differenti tra di loro come tipo di ingredienti e come modalità di utilizzo. Per esemplificare potremmo dire che la ventricina del teramano si spalma, mentre la versione vastese si affetta ed utilizza come un salame classico.

 

 

La ricetta della ventricina teramana prevede frattaglie e ritagli di prosciutti, pancetta e testa del maiale macinati finemente per formare l'impasto (vengono passati più volte nel tritacarne), la quantità di grasso di maiale oscilla tra il 60 ed il 70%, sale, aglio, pepe macinato sia nero, sia bianco, peperoncino dolce e piccante, semi di finocchio, buccia di arancia, rosmarino, pasta di peperoni. Una volta fatto l'impasto ci sono diverse varianti per la forma finale, una versione è quella modello culatello, che si vede nella foto, l'impasto viene insaccato nel budello o nello stomaco del maiale e conservato appeso. Un'altra forma molto usata nel teramano è la salsiccia di ventricina; inoltre c'è chi inserisce l'impasto in un barattolo di vetro. La maturazione del prodotto avviene in locali a temperatura ambiente o in celle frigorifero, il consumo può avvenire già dopo poche settimane dalla preparazione. La ventricina teramana trova la sua massima espressione spalmata sul pane oppure come ingrediente per sughi.

 

 

La ventricina vastese è il salume più nobile di quello spicchio di Abruzzo prossimo al Molise, che dalle colline alle spalle di Vasto si incunea fino a Schiavi d’Abruzzo, tramandato da generazioni di famiglie contadine. Questa specialità ancora oggi è prodotta in modo molto artigianale e caratteristico; recentemente però l’immagine ed il nome della ventricina vengono utilizzati dall’industria salumiera anche a livello nazionale. Un tempo era fatta in casa con i maiali allevati nell’aia e nello stalletto, come fonte di proteine per tutto l’anno, da tagliare in occasioni speciali o da regalare come dimostrazione di gratitudine. È un salame dalla grande grana, il taglio delle carni prevede esclusivamente l’utilizzo del coltello ben affilato. I pezzetti tagliati (cubetti di carne, anche irregolari) devono essere di misura non inferiore di 2 cm. La forma spesso è a palla e il peso oscilla dal kilo ai 3 kg. La principale differenza della ventricina vastese con quella teramana è nella quota minore di grasso di maiale utilizzata, non supera il 30% della carne. La ricetta prevede il 70% di tagli nobili e magri come prosciutto, lombo e filetto, il 30% di carne grassa (pancetta e grasso di prosciutto), sale, aglio, pepe macinato, peperoncino tritato dolce (varietà “corno di capra” e “paisanella”) e piccante, finocchio selvatico. L'impasto viene insaccato nella vescica o nel budello del maiale e legato con lo spago a formare una sacca. La maturazione richiede almeno 90 giorni. Come si vede nella foto, il salame presenta un colore rossastro e la grana grossa e disomogenea, si possono distinguere i vari pezzi di carne e grasso che compongono il prodotto. Il sapore è una combinazione della carne di maiale con le spezie piccanti contenute. La ventricina del vastese si presenta come un prodotto di alta qualità grazie al disciplinare del consorzio di tutela che prevede un protocollo di allevamento e scelta dei maiali e ferree regole di preparazione e stagionatura. All’inizio del 2017 la ventricina del vastese è stata giudicata il miglior salame d’Italia nell’undicesimo Campionato Italiano del Salame, organizzato dall’Accademia delle 5T (Territorio, Tradizione, Tipicità, Trasparenza, Tracciabilità) con il patrocinio del MIPAAF (Ministero per le Politiche Agricole).

 

I ragazzi del Quadrifoglio

 

Campli (Chimblë in dialetto abruzzese) è un comune italiano di 7.170 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana della Laga. Di origine antichissima, Campli mostra ancora oggi nel suo tessuto architettonico, la sua passata grandezza. A testimonianza di ciò, vi sono innumerevoli monumenti ed edifici capaci di suscitare stupore per la loro bellezza ed autenticità. Le sue viuzze e le sue mura sono un unico grande scrigno colmo di storia e di tesori d’arte.

Abitata sin dall’epoca preromana, come testimonia la necropoli rinvenuta nella vicina Campovalano, Campli conosce il suo massimo splendore nel Medioevo, quando sotto il controllo dei Farnese diventa luogo d’incontro di pittori e artisti provenienti anche dalle scuole di maestri come Giotto e Raffaello, per citarne solo alcuni.

Tra i capolavori che ancora oggi impreziosiscono il centro storico:

 

 

  • La Cattedrale di Santa Maria in Platea (XIV secolo) sorge nella piazza principale del paese, chiesa trecentesca con un pregevole campanile in stile romanico. Già dopo la sua costruzione, nel 1395 fu eletta a Collegiata, ossia sede di un collegio di canonici. La chiesa assunse un’importanza ancora maggiore nel 1764 quando Campli si consacrò all’Immacolata Concezione e la Madonna fu proclamata Regina e Patrona della cittadina e del suo territorio in seguito ad un’epidemia di tifo. L’interno ha tre navate e il maestoso soffitto ligneo della navata principale fu realizzato da Donato Teodoro nel '700 ed è decorato in parte da pitture realizzate direttamente sulle assi e in parte da tele con dipinti di scuola romana. Gran parte delle opere conservate nella chiesa sono state spostate nel Museo diocesano, in via di realizzazione. Ancora tante e pregevoli le opere custodite nella chiesa: tele, affreschi ed altari, ma soprattutto la tavola della Madonna in trono che allatta il piccolo Gesù, detta anche Madonna del Latte, ritenuta opera di Giacomo da Campli. La chiesa è stata inclusa nel 1902 nell'elenco dei Monumenti nazionali italiani.

 

 

  • La Chiesa di San Francesco d’Assisi con convento attiguo (dove è ospitato il Museo Archeologico), costruita nel XIV secolo, ha una facciata in conci di pietra squadrata e con portale in pietra calcarea bianca e decorato. Sulla lunetta del portale, nel 1999, è stato restaurato un affresco attribuito alla scuola di Giacomo da Campli. In stile romanico la chiesa conserva una caratteristica tipica delle chiese francescane abruzzesi: le due edicole interne situate a destra e a sinistra dell’ingresso (l’edicola è un piccolo corpo architettonico, che serve da ornamento e protezione a statue, bassorilievi, dipinti e simili di soggetto sacro). All'interno si possono notare residui di affreschi trecenteschi. La torre campanaria, anch'essa del XIV secolo, venne smontata perché pericolante: nel 1997 è stata ricostruita.

 

 

  • La Chiesa di San Paolo, situata dietro Palazzo Farnese, è di grande valore non solo artistico, ma anche religioso con il vicino Santuario della Scala Santa, così chiamato dal 1772, quando si diffuse l’usanza di concedere l’indulgenza plenaria in alcuni giorni dell’anno e quella parziale ogni giorno a coloro che salivano in ginocchio e a capo chino i suoi ventotto gradini in legno di ulivo. Ad accompagnare i penitenti nella loro espiazione dei peccati, le affascinanti simbologie di sei dipinti, tre a destra e tre a sinistra della scala, che raccontano i momenti più toccanti della Passione di Cristo. Superato l’ultimo gradino ci si trova al cospetto dell’altare del Salvatore. Qui vi è conservata una croce in legno con racchiuse due schegge della vera Croce di Cristo. A questo punto il fedele scende, questa volta in piedi, i 19 gradini in pietra che conducono verso la luce. Le pareti sono ora affrescate da quattro medaglioni, dai colori vivaci, che rappresentano gli episodi della Resurrezione.

 

 

  • Il Palazzo del Parlamento, poi Farnese, oggi sede del municipio, con le caratteristiche trifore ed i suoi archi a tutto sesto che compongono un bel portico, è l’edificio civico più antico d’Abruzzo. Probabilmente fu costruito intorno al 1286.

Tra le costruzioni religiose si ricordano anche il convento quattrocentesco di San Bernardino da Siena, fondato da San Giovanni da Capestrano sul Colle Santa Lucia e oggi abbandonato, la chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia, dove ebbe sede uno dei primi ospedali d’Abruzzo, e il convento di Sant’Onofrio, futura sede del Museo d’Arte Sacra. Tra i vari esempi di architettura civile medievale e rinascimentale, oltre a Palazzo Farnese, ci sono anche la Casa del Medico e quella del Farmacista.

Nella località di Nocella è possibile ammirare la Torre dei Signori di Melatino, costruita nel XIV secolo, mentre nella frazione di Castelnuovo, si trova la trecentesca Porta Orientale o Porta Angioina, che apparteneva alle fortificazioni medievali di Campli, affiancata dalla chiesa di San Giovanni Battista, costruita tra il XIV e il XV secolo ed inclusa nel 1902 nell'elenco dei Monumenti nazionali italiani, e da una torre campanaria eretta alla fine del XV secolo. La vicina Campovalano è nota per la chiesa altomedievale dedicata a San Pietro e per la presenza della vasta necropoli, risalente al XII-X secolo a.C.

A Campli, fin dal 1964, ogni ultimo fine settimana del mese di agosto, si tiene la “Sagra della porchetta italica”, la prima sagra d'Abruzzo e una delle prime organizzate in Italia. Nel comune teramano, specialmente durante il periodo estivo, si tengono altre manifestazioni, come la “Festa della pizza”, una sagra del tartufo in località Campovalano e un importante “Festival di musica jazz”.

 

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Turismo

Civitella del Tronto, tra i borghi più belli d'Italia

Un paese dominato dalla Fortezza

 

Civitella del Tronto è un comune italiano di 5.089 abitanti della provincia di Teramo nel nord dell’Abruzzo, situato a 589 m s.l.m., ed appartiene all'Unione dei comuni della Val Vibrata. Il comune è incluso nella Comunità montana della Laga e nel Club dei borghi più belli d'Italia. Le sue origini sono antichissime: è dell’XI secolo la prima fonte documentaria che cita “Tibitella” come città di confine tra la conca aprutina e quella ascolana. Essa assunse una specifica funzione di controllo del confine nel XII e XIII secolo. Non ci sono testimonianze dell’antico assetto della cittadina, tuttavia sono gli Angioini che potenziano Civitella con torri di fiancheggiamento e una cinta muraria, di cui ancora oggi si conservano dei resti.

Il borgo fortificato subisce ulteriori e importanti modifiche nel corso degli anni, tra essi ricordiamo il potenziamento difensivo per l’assedio del 1557 da parte dei francesi alleati del papa e la successiva costruzione della Fortezza a partire dal 1564. Ancora oggi possiamo ammirare, l’impianto urbanistico, risalente al Medioevo, che si sviluppa da est verso ovest su percorsi paralleli e allungati. Porta Napoli è oggi l’ingresso principale di Civitella del Tronto ed è l’unica delle tre porte antiche, che si è perfettamente conservata. Realizzata in conci di travertino, di costruzione duecentesca, sopra di essa campeggia lo stemma cittadino.

 

 

Attraversata la porta, si trova Piazza Filippi Pepe, fulcro della vita cittadina e bellissima terrazza panoramica la cui vista spazia dai Monti Gemelli al massiccio del Gran Sasso. Sulla piazza si affaccia la Chiesa di San Lorenzo (di prossima riapertura) che anticamente sorgeva fuori dalle mura cittadine. Essa è citata già nel 1153, trasformata in bastione nel 1557, e ricostruita su disposizione di Filippo II di Spagna alla fine del ‘500 nella sua attuale ubicazione. È stata poi ampliata nel 1790, modificata e restaurata varie volte nel corso del ‘900. La chiesa è ornata da grandi nicchie con altari, stucchi settecenteschi ed impreziosita da arredi lignei di raffinata fattura e un organo del 1707, oltre che dai vari arredi sacri, tra cui un busto e una croce in bronzo, conservati in Sacrestia insieme ad una statua barocca in legno di Sant'Ubaldo con in mano la città di Civitella di cui è il Protettore. Per quanto riguarda le tele, meritano particolare attenzione una Visitazione e una Madonna del Rosario risalenti al XVI secolo, mentre sono di quello successivo un'Annunciazione e una Deposizione.

 

 

Lungo Corso Mazzini si erge la Chiesa di San Francesco, la cui data di costruzione non è conosciuta. Secondo alcuni carteggi già esisteva nel 1326 ed era dedicata a San Ludovico. Nel corso del Settecento è stata modificata: le pareti sono state rialzate e sono state ricavate le cappelle laterali. L’altare è di chiaro stampo barocco. La Chiesa era annessa a un convento che è stato trasformato notevolmente nel ‘900 per ricavarci poi l’attuale sede del Comune di Civitella del Tronto.

Largo Rosati, davanti alla Chiesa di San Francesco, è una piazza, creata e modificata tra il 1920 e il 1940, e qui si trova il Palazzo del Capitano o del Governatore. Inizialmente adibito a sede del governatore, poi dell’università, il palazzo ha ospitato fino a pochi anni fa la scuola elementare di Civitella. Dell’originaria struttura si conservano ancora oggi le cornici a soggetto naturalistico e lo stemma degli Angiò di Napoli. Dal 1939 in questa piazza si trova collocato il Monumento a Matteo Wade, voluto da Francesco I di Borbone in onore del prode comandante irlandese, difensore della fortezza durante l’assedio francese del 1806. Opera dello scultore Tito Angelini, il monumento fu posto nel 1832 sulla Prima Piazza d’Armi della Fortezza fino al 1861, quando la stessa si arrese ai Piemontesi. Questi ultimi ne fecero bottino di guerra credendo che fosse opera del famoso Canova e solo nel 1876 il Comune di Civitella riuscì a riportarlo a Civitella da Ancona, dove era stato abbandonato.

Seguendo la segnaletica è possibile raggiungere la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta anche delle Laudi o della Scopa, recentemente restaurata. Datata nei primi decenni del trecento, l’interno, ad aula unica, è completamente affrescato: le decorazioni rinascimentali rendono la chiesa particolarmente elegante.

Piacevole addentrarsi nelle vie di Civitella, suggestivi e particolari gli scorci e gli angoli, dove segnaliamo i portali in pietra, elaborati dai maestri comacini e lombardi, operanti a Civitella nella metà del XV secolo. Particolari ed eleganti i palazzetti nobiliari, tra essi Palazzo Ronchi, Palazzo Ferretti, Palazzo Scesi, Palazzo Procaccino-Savi. E tra le vie c’è da segnalare l’ormai celebre Ruetta, una delle vie più strette d’Italia, facilmente raggiungibile da Piazza Filippi Pepe.

La Fortezza di Civitella del Tronto, situata a 600 m. s.l.m. in posizione strategica rispetto al vecchio confine settentrionale del Viceregno di Napoli con lo Stato Pontificio, è una delle più grandi e importanti opere di ingegneria militare d'Europa, caratterizzata da una forma ellittica con un’estensione di 25.000 mq ed una lunghezza di oltre 500 m. La rocca aragonese, sorta su una probabile preesistenza medievale, fu completamente trasformata a partire dal 1564 da Filippo II d’Asburgo, re di Spagna, che, a seguito di un’eroica resistenza dei civitellesi contro le truppe francesi guidate dal Duca di Guisa, ordinò la costruzione della Fortezza, una struttura più sicura così come la vediamo oggi. Nel 1734, dalla dominazione degli Asburgo si passò a quella dei Borboni che operarono importanti modifiche alla struttura militare e si opposero valorosamente all’assedio dei francesi nel 1806 e a quello dei piemontesi del 1860/61. Dopo il 1861 la Fortezza venne lasciata in abbandono, depredata e demolita dagli stessi abitanti di Civitella del Tronto. Oggi la sua struttura è completamente visitabile, grazie ad un importante intervento di restauro curato dalla Sovrintendenza di L'Aquila tra il 1975 e il 1985. La visita si sviluppa attraverso tre camminamenti coperti, le vaste piazze d'armi, le cisterne (una delle quali visitabile), i lunghi camminamenti di ronda, i resti del Palazzo del Governatore, la Chiesa di San Giacomo e le caserme dei soldati. Notevole e suggestivo è il panorama che si gode dalla Fortezza a partire dal vecchio incasato sottostante con le singolari case-forti (la casa-forte è un'antica residenza signorile fortificata del periodo medievale) per proseguire con i massicci del Gran Sasso, della Laga, della Maiella, dei Monti Gemelli fino al Mare Adriatico. All’interno della Fortezza è visitabile il Museo delle Armi, che si sviluppa su quattro sale dove sono conservate armi e mappe antiche, queste ultime connesse alle vicende storiche di Civitella del Tronto. Tra le armi si segnalano alcuni schioppi a miccia del XV secolo, pistole a pietra focaia, un cannone da campagna napoleonico e dei piccoli cannoni detti “falconetti” da marina.

 

 

Fuori dalle mura del borgo di Civitella si trova il Santuario di Santa Maria dei Lumi, composto da una chiesa e un convento; è stato un antico insediamento benedettino e successivamente venne ceduto ai frati francescani che ancora oggi vi dimorano. Il Santuario ha ospitato più volte il quartier generale delle truppe che ponevano sotto assedio Civitella del Tronto ed ha, anche per questo motivo, subito numerosi danni. La struttura odierna è il frutto di numerose sistemazioni, ma conserva ancora all'esterno il portico dallo stile tardo romanico. All'interno della chiesa è conservata la statua lignea della Madonna col Bambino, detta Madonna dei Lumi, citata in un documento del 1489, ma sicuramente scolpita prima e attribuita a Giovanni di Biasuccio, allievo dell'illustre maestro Silvestro dell’Aquila, il più importante scultore d'Abruzzo del Rinascimento.

Nel territorio di Civitella del Tronto ricade la riserva Naturale delle Gole del Salinello, istituita nel 1990 e facente parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il cammino inizia da Ripe, frazione di Civitella del Tronto e prosegue lungo il percorso scavato dal fiume Salinello, tra la Montagna di Campli (1.720 m.) e la Montagna dei Fiori (1.814 m.), meglio conosciute come “Monti Gemelli”. Le Gole si sviluppano per 1 Km e presentano in alcuni punti un’ampiezza di soli 3 metri con pareti a picco alte dai 40 ai 60 metri. Nella zona si trovano più di 40 caverne naturali, tra cui la “Grotta di Sant’Angelo”, si tratta della cavità naturale più conosciuta ed importante dei Monti della Laga, dedicata al culto di San Michele Arcangelo. È una grotta alta circa trenta metri e larga altrettanto, per una larghezza di circa quindici metri la cui destinazione per scopi religiosi è evidenziata dalla presenza, addossati alla parete di fondo e quasi accostati, di due altari. Sulla destra si apre una enorme finestra naturale, raggiungibile salendo diversi scalini, che si apre sulla vallata del Salinello che va verso il mare.

Da segnalare anche la “Via Matris”, un’antica via di pellegrinaggio tra Campli e Civitella. Il percorso fa parte dell’antico itinerario che originariamente collegava Teramo con i confini del Regno delle Due Sicilie (il cui ultimo baluardo era costituito dalla fortezza di Civitella del Tronto).

Dal 25 al 27 aprile ricorrono i festeggiamenti della Liberazione e di Santa Maria dei Lumi nei pressi del vicino santuario omonimo. Il 16 maggio si festeggia il protettore Sant’Ubaldo, nel pomeriggio si organizzano le cosiddette “alzate dei palloni”, ovvero il “galleggiamento” degli aerostati disegnati dalle scuole locali. Solitamente negli ultimi giorni del mese di luglio, in paese, si organizzava la “Sagra delle ceppe”, il piatto locale più importante che richiamava a sé sempre numerosi turisti. All'interno della fortezza si svolgono delle manifestazioni occasionali che costellano soprattutto le serate estive e quelle a cavallo tra ottobre e novembre. Dal 13 al 16 agosto si teneva, all'interno della fortezza, il banchetto in costume d'epoca denominato “A la Corte de lo Governatore”. L’11 novembre avevano luogo nella cittadina i festeggiamenti per San Martino: raccolti intorno a un grosso falò acceso nella fortezza, si gustavano caldarroste e vino locale, cantando e danzando fino all'alba.

Particolari e tipici della cucina di Civitella del Tronto sono i caratteristici maccheroni con le ceppe, così denominati perché si tratta di grossi fusilli fatti a mano arrotolando la pasta intorno a un bastoncino. Un altro piatto storico è il filetto alla borbonica, una specie di panino preparato con una fetta di pane sulla quale viene messa una fetta di carne che, a sua volta, viene ricoperta con una mozzarella e filetti di acciuga sotto sale e insaporita con marsala. Sempre connesso con la Fortezza lo spezzatino alla Franceschiello, così denominato dall'ultimo Re Francesco II di Borbone, realizzato con pollo o agnello e insaporito con vino e sottaceti. Rinomati sono i formaggi pecorini della Montagna dei Fiori e delle Tre Caciare.

 

I ragazzi del Quadrifoglio